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Il senatore Tedesco gestisce il 65% del mercato delle protesi. La replica «È falso»

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Il particolare sarebbe emerso nel corso dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto il 4 settembre Tarantini.

 

Nuove indiscrezioni dall’inchiesta sulla Sanità regionale. Secondo le indagini in corso sembrerebbe infatti che le società che fanno capo alla famiglia dell’ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, gestirebbero il 65% del mercato pugliese delle protesi sanitarie. Le voci però sono state prontamente smentite dallo stesso Tedesco: «È tutto falso». Il particolare, secondo quanto si è saputo oggi, è emerso nel corso dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto il 4 settembre l’imprenditore Gianpaolo Tarantini, interrogato dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Bari Desirè Digeronimo come indagato nel procedimento connesso all’indagine a carico di Tedesco e dei direttori generali e dirigenti di Asl pugliesi. L’indagine, ricordiamo, fa riferimento a presunti abusi compiuti nella gestione dell’assessorato alla sanità.
Ma Tedesco invece parla di cifre totalmente fuori dalla realtà. «È una notizia assolutamente falsa – ha dichiarato l’ex assessore -, perchè se come ritengo il mercato al quale si fa riferimento ammonta a circa 30 milioni di euro l’anno, i fatturati dell’azienda riconducibile ai miei figli sono lontanissimi dal 65% di cui si parla e ammonterebbero, dalle notizie raccolte da loro, all’incirca intorno al 15%». Questo fatturato, precisa inoltre Tedesco: «in buona parte attiene a rapporti di rappresentanza. Aggiungo inoltre che l’azienda rappresentata dai miei figli è una delle più importanti sul mercato mondiale e quindi è del tutto naturale che ottenesse un positivo riscontro anche dal mercato pugliese».
Sempre secondo le indiscrezioni Tarantini avrebbe parlato anche di due accordi commerciali sottoscritti nel 2004 con Giuseppe Tedesco, figlio di Alberto, in base ai quali le sue società si impegnavano a commercializzare protesi distribuite dalle società di Tedesco in cambio di provvigioni. Gli accordi sarebbero poi saltati per divergenze personali sorte tra i due imprenditori. Anche riguardo a questo prontamente arriva la precisazione del senatore Pd: «Se ci sono stati accordi, attenevano a normali rapporti commerciali frequenti tra gli addetti al settore. Aggiungo però che mai sono state attivate società tra i miei figli e i fratelli Tarantini, come è agevole riscontrare dalle visure camerali».


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