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Vieste – LA REPLICA DEL SINDACO A ENZO SPALATRO (ASSOTRABUCCHI)

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Caro Enzo,
sia detto con la massima considerazione che nutro verso la Tua persona, ho trovato, questa Tua lettera aperta alquanto fuori luogo nel merito e nel metodo. Sia chiaro, non perché Tu come cittadino abbia ritenuto opportuno colloquiare pubblicamente con il Sindaco, che è una forma che accetto ben volentieri.

 L’ho trovata fuori luogo nei Tuoi stessi confronti e nei confronti dell’associazione che rappresenti, piuttosto che nei miei. Come ho avuto modo di sottolinearTi nei nostri colloqui avuti sul Comune, la vicenda dei presunti trabucchi abusivi riguarda due vostri soci, ed è una vicenda finita a carte bollate, dove la parola fine –evidentemente- verrà detta nella sede giudiziaria che decreterà i torti e le ragioni, le colpe e le discolpe di ognuno; a quel punto sarà giusto far valere le dovute responsabilità, di tutti, nessuno escluso. Fino a quel momento, però, puntare il dito accusatore –come Ti sei lasciato tentare- su ciò che è stato fatto o non è stato fatto è, oltre che azzardato, del tutto fuorviante nel merito e nel metodo, aggiungendo confusione dove confusione non è richiesta.
Denota, a mio avviso, quantomeno un difetto di conoscenza fattuale e documentale dello stato degli atti, di quanto vi concerne e di tutta la complessiva vicenda trabucchi. Tuttavia, non commetterò, replicandoTi, il Tuo stesso errore, perché questa vicenda, unitamente al merito del regime concessorio dei trabucchi, richiede ben altra trattazione e non accenni per sommicapo in una replica come questa, che il mezzo mediatico da Te prescelto, per forza di cose mi impone sintetica e non incline ad un linguaggio meramente burocratico.
Certo è curioso il fatto che constati –pubblicamente- che nell’associazione, al di là degli altisonanti principi statutari di tutela e valorizzazione…, non vi sono, di fatto, anticorpi che abbiano scongiurato l’insorgere di vicende come queste tra i Vostri stessi Soci. Anzi nel caso specifico a Tuo dire, staremmo assistendo al paradosso di un Presidente che è stato costretto ad autosospendersi e di presunti rei, che sono ancora lì a far bella mostra nell’associazione a fare il bello e il cattivo tempo. Lo scrivi e lo constati Tu, caro Enzo, non lo scrivo io e mi sfugge il motivo perché Tu abbia deciso di regalare pubblica evidenza a questo –singolare e sorprendente- dato di fatto. A me è stato dato di guardare la vicenda dall’esterno, e in ragione del ruolo istituzionale che ricopro, di esperire una mediazione, messa in atto con ogni buon senso e senza mortificare o interferire nelle Vostre prerogative interne. Tuttavia vista così dall’esterno, la sottoscritta e chiunque altro sarebbe autorizzato a domandarsi: ma che associazione è, un’associazione in cui si verifica quanto sopra?
Possibile che, stando a quello che Tu scrivi pubblicamente, con una mano ci si può tranquillamente iscrivere a quella che, in buona sostanza, è un’ associazione di tutela di un patrimonio inestimabile come i trabucchi, e con l’altra sarebbe permesso a chi ne diventa socio di perpetrare, in nome di quel patrimonio, quelli che Voi stessi qualificate abusi? Che senso ha? Dillo Tu, perché a me sfugge e non mi vale il fatto che “l’associazione non ha tra i suoi compiti quello di vigilare…”. E’ pacifico che non li abbia, perché una simile fattispecie non dovrebbe essere quantomeno concepibile, neanche lontanamente, da chi vi fa parte, altrimenti a che vale lo statuto, i principi, le finalità perseguite, i requisiti dei soci ecc. Io non conosco, ovviamente rispetto e non mi permetto certo di sindacare i motivi che hanno spinto la Dr.ssa Cutolo ad autosospendersi dall’incarico, ma visto il polverone suscitato dai “fatti” e visto anche il tenore di questa Tua lettera, una Sua presa di posizione al riguardo di questa sgradevole vicenda sarebbe quantomeno opportuna; soprattutto se tesa a sgombrare il campo da molti equivoci. La riterrei auspicabile perché lascerebbe spazio più alla chiarezza “del detto”, rispetto all’opacità “del non-detto” di cui questa vicenda, inevitabilmente si sta ammantando. 
In riferimento a quanto suggerisci in merito alla raffigurazione contenuta nello stemma, una Sua modifica iconografica (via il leone per dar spazio al trabucco)  non sarebbe da ricondurre agli atti o alla volontà di una singola amministrazione e men che meno di un intero consiglio comunale. A mio avviso, una modifica non può che essere frutto di una istanza totalmente rappresentativa della volontà cittadina sostenuta nelle forme e con le procedure più opportune, da suffragarsi con una consultazione referendaria che solo con un esito fortemente confermativo, autorizzerebbe una modifica dello stemma.
Consentimi però di dirTi che l’assunto che il leone ruggisca meno in ragione di un presunto degrado morale e civile sempre più evidente nella nostra comunità, a mio avviso suonerebbe comunque come una dichiarazione di resa alle ingiustizie. Sarà spelacchiato, senza senso, forse perché è così che vuoi vederlo Tu, ma a mio avviso il nostro simbolo è e deve essere sempre un leone. Perché da che mondo e mondo, il leone ha sempre simboleggiato in ogni racconto la forza e il rispetto, l’orgoglio e il coraggio, per dirla con Oriana Fallaci. Vale a dire quella stessa forza che deve animarci nel cambiare le cose e contrastare le ingiustizie, e quel rispetto che dobbiamo comunque nutrite nel considerarci e farci considerare “viestani fino al midollo”. Ce lo avrebbero ricordato anche i nostri avi che Tu invochi.

Cordialmente
Ersilia Nobile – Sindaco di Vieste


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