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Blitz masseria Monte Sant’Angelo, carabinieri vicini alla cattura di Pacilli

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I carabinieri hanno messo a segno un blitz in una masseria di Monte Sant’Angelo che, secondo gli inquirenti, era uno dei luoghi dove si recava Giuseppe Pacilli.

 

Sui fornelli ribolliva l’acqua per la pasta, mentre la tavola era pronta per essere imbandita. In quattro attendevano di consumare il pranzo. Tre erano già nella masseria, mentre "l’ospite d’onore" si è fatto attendere. A mandare all’aria i programmi ci hanno pensato i carabinieri del Reparto Operativo di Foggia e quelli della compagnia di Manfredonia, convinti che a qual pranzo nel podere in località Croce di Monte Sant’Angelo, avrebbe partecipato anche Giuseppe Pacilli, uno dei tre latitanti Dauni più pericolosi. Ma in quella masseria Pacilli non è mai arrivato: gli investigatori dell’Arma hanno trovato solo poche tracce di un suo possibile passaggio. L’irruzione ha comportato, però, l’arresto di Fabio Silvestri 33 anni, incensurato, cugino di terzo grado del latitante. E’ accusato di ricettazione e detenzione illegale di arma comune da sparo. Sì perchè, al momento del blitz degli uomini dell’Arma, Silvestri, ha preso uno zaino ed un fucile calibro 12 ed ha tentato di fuggire. E’ riuscito a percorrere pochi metri, la zona della sua masseria era stata completamente circondata da oltre 30 carabinieri. Nella borsa i militari hanno recuperato una pistola con colpo in canna calibro nove (rubata a Manfredonia nell’ottobre del 2008), due caricatori, alcuni coltelli più una rubrica telefonica e della documentazione personale: tutto materiale, secondo gli investigatori, di proprietà del latitante. Pacilli è ricercato da marzo del 2009, quando venne raggiunto da un primo ordine di carcerazione dovendo espiare una pena residua di 4 anni e 6 mesi per reati vari ed un secondo ordine di carcerazione relativo ad otto anni di reclusione per mafia ed estorsioni. Pacilli, nell’ambito della sanguinosa faida del Gargano, quella che vede contrapporsi gli allevatori del promontorio, è ritenuto dagli inquirenti vicino al clan dei Libergolis.
 


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