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La Puglia non più regione di passaggio nel 2008 oltre il 15% in più di stranieri

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Dossier della Caritas: da noi 73.848 immigrati.

 

La Puglia non più regione di passaggio. Gli stranieri costituiscono l’1 per cento dell’intera popolazione: ogni 100 pugliesi uno è straniero. Al 31 dicembre 2008 erano 73.848: il 15,6 per cento in più rispetto al 2007. Crescita dovuta anche alle nascite (973 bambini, sebbene il fenomeno sia inferiore alla media nazionale).

Il 50,2 per cento sono donne. Numeri del XIX rapporto ‘Caritas- Migrantes’ presentato a Bari.

1,5 mln di biomasse pari a 500mila ton. di petrolio – Siamo la regione italiana con la più alta produzione di residui di potatura e l’equivalente potenziale bioenergetico In Puglia

La Puglia è la regione italiana con la più alta produzione di residui di potatura. Dai tagli effettuati periodicamente nei vigneti, uliveti e frutteti della regione si ricavano ogni anno circa 1,5 milioni di tonnellate di biomassa (900mila tonnellate in sostanza secca), un quantitativo ingente se si pensa che l’intero territorio nazionale ne produce annualmente circa 9 milioni di tonnellate (circa 5 milioni in sostanza secca).

Queste biomasse disponibili sul territorio vanno recuperate e adeguatamente condizionate per gli usi energetici e ciò richiede un meccanizzazione specifica, come quella proposta nei padiglioni della Fiera di Bari che hanno ospitato Agrilevante.

Gli impieghi delle biomasse residuali sono di vario tipo, e vanno dalla produzione di calore (per utenze domestiche o per processi industriali) alla produzione di elettricità o meglio ancora per la generazione congiunta di entrambi (cogenerazione). Il milione e mezzo di tonnellate di residui agricoli prodotti dalla Puglia contiene un potenziale energetico di 500.000 tonnellate equivalenti di petrolio.

I dati sono emersi nel corso di un convegno promosso da Itabia, l’Associazione italiana per le biomasse, dal titolo “Impiego delle potature agricole per la produzione di energia”. Guardando al territorio nazionale, le biomasse ricavate dall’agricoltura (oltre alle potature, anche le paglie, i residui forestali, gli scarti del settore agroindustriale e della lavorazione del legno) ammontano a circa 25 milioni di tonnellate annue di sostanza secca, secondo i dati del Rapporto “I traguardi della bioenergia in Italia – Elementi chiave per gli obiettivi al 2020”, presentato sempre da Itabia nell’ambito della rassegna fieristica.

A questa vanno poi aggiunte le deiezioni animali (150 milioni di t/anno) e le colture dedicate per giungere ad un potenziale energetico complessivo stimato per circa 24-30 Mtep/annui, un potenziale che se sfruttato convenientemente potrebbe consentire di raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla Direttiva europea 28/2009, che per l’Italia ha fissato come target d’impiego delle rinnovabili il 17% del fabbisogno energetico nazionale.

Condizione base per un efficace utilizzo di questa risorsa, ecologica in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica responsabile dell’effetto serra, è il ricorso a criteri di intervento e meccanizzazione specifici per la filiera agro-energetica, significativo in questo senso il lavoro portato avanti dai principali istituti di ricerca come il Cnr Ivalsa e il Cra Ing, e la disponibilità di una mappa delle risorse.

Molto utile in questo senso il software elaborato da Enea con il contributo di Itabia, che sulla base delle biomasse stimate e delle caratteristiche territoriali è in grado di localizzare gli areali più idonei all’attivazione di specifiche filiere legate alla bioenergia.

Nel ricco programma di seminari tematici, che hanno analizzato ogni aspetto della bio-energia, il convegno conclusivo del progetto “Bites” (Biofuels Techno-logies European Showcase), realizzato da Unacoma ed Itabia in partenariato con operatori di Germania, Svezia, Polonia, Belgio. Bi-tes ha per obiettivo la diffusione delle migliori esperienze europee sulle diverse fasi produttive della filiera agro-industriale dei biocarburanti, la legislazione e gli incentivi.

Gli esiti della selezione hanno assegnato al biometano (da reflui zootecnici o agroindustriali) un ruolo di primo piano come biocarburante su cui puntare per i prossimi anni insieme al biodiesel e bioetanolo.


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