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Comunità Montana del Gargano/ Torna il caso Agropolis

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Il nuovo esecutivo che, tra non molto si insedierà alla Comunità Montana del Gargano, si ritroverà tre le mani la patata bollente dell’azienda agrituristica “Agropolis”. Un’eredità certamente pesante che rappresenterà la cartina di tornasole per capire se l’ente montano, “resuscitato”, pochi mesi addietro, dalla Corte costituzionale, avrà il volto di una gestione del patrimonio pubblico, che ha abbandonato la strada del “machiavellismo” politico e avviato un percorso virtuoso al fine di garantire attenzione verso il territorio garganico, sostituendo alla logica del “dire” quella del “fare”. Da ormai quattro anni e più, il complesso immobiliare è chiuso, vigilato giorno e notte da guardie private che all’ente montano costano, mensilmente, diecimila euro. Mentre, sarebbe stata quantificata in circa otto milioni di euro la cifra necessaria per i lavori di ristrutturazione, cioè, circa la metà della somma che costò la sua realizzazione.
Non si contano le trattative avviate, ma mai concluse, da parte della comunità montana per togliersi il peso di un’azienda che, da sempre, ha fatto registrare un bilancio in rosso. Il percorso gestionale di Agropolis non è stato, inutile continuare a sottolinearlo, proprio tranquillo, se solo ricordiamo le mai sopite polemiche legate alla gestione “allegra” dell’Azienda che, a parere di tanti, è stata la causa che ha portato il giudice del tribunale di Foggia, Egiziano Di Leo, a pronunciare la sentenza di fallimento della “Agropolis s.r.l”.
Una vicenda, questa del fallimento, ancora tutta da scrivere per i troppi passaggi, non semprechiari e ben definiti, che si sono succeduti e sui quali nessuno, almeno fino a questo momento, ha inteso sollevare il classico coperchio dalla pentola, per motivi mai spiegati, anzi addirittura ogni qualvolta se ne accennava, da parte degli amministratori di turno, si sceglieva il silenzio.
L’ultimo tentativo di dare un futuro al complesso agrituristico, fu quello di Vincenzo Trotta, imprenditore di Monte Sant’Angelo, il quale s’era aggiudicato i beni mobili (per un importo di trecentoventimila euro) messi all’asta dal giudice Egiziano Di Leo del tribunale di Foggia, delegato al fallimento della “Gestione Agropolis s.r.l”.
Anche Trotta, però, dopo qualche mese, dovette rinunciare a quella che da subito sembrò essere un’impresa al di sopra delle sue possibilità. Prima di Trotta, Agropolis arrivò, non si è mai capito da quale strada e su iniziativa di chi, l’Opus s.r.l., società di cui si sono, letteralmente, perse le tracce, e la cui gestione, durata poco più di un anno, assestò il colpo di grazia. I nuovi amministratori dovranno avere la consapevolezza che non c’è più tempo da perdere per trovare una via d’uscita.
Per questo, se finora è mancata la giusta determinazione per evitare che si arrivasse a toccare il fondo, subito dopo l’insediamento, giunta e consiglio dovranno porre al primo posto la questione Agropolis.


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