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Pensioni d’oro, in Puglia anche non essere rieletti è un buon affare

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Sono 35 i consiglieri regionali non riconfermati nell’ultima tornata. Qualcuno per scelta propria, qualcun altro per scelta degli elettori. Ma tutti si preparano a presentarsi alla cassa: un bell’assegno di fine mandato da almeno 129mila euro e, per chi ha raggiunto i 60 anni (in qualche caso 55), anche la pensione. In tutto, per le casse della Regione, un salasso da almeno 4 milioni di euro. Non c’è trucco e non c’è inganno. Le regole sono stabilite nero su bianco dalla legge 8 del 2003, confidenzialmente nota come legge De Cristofaro, il mitologico presidente del consiglio regionale che se la ritagliò su misura sapendo di dover andare in pensione da lì a poco. Non che i suoi colleghi dell’epoca si fossero mostrati contrari a cotanta munificenza. E infatti, in quanto a vitalizio, i consiglieri regionali hanno un trattamento che i comuni mortali si sognano.

Con 5 anni di «lavoro», a 60 anni, gli inquilini di via Capruzzi maturano il diritto ad una pensione pari al 40% dell’indennità mensile da consigliere (che è pari a 10.800 euro lordi). Con due legislature, la percentuale sale al 65% (dunque 7.020 euro lordi al mese) e l’età richiesta scende di 5 anni: con due o più legislature, insomma, si va in pensione a 55 anni. E chi arriva a tre lustri tra i banchi porta a casa 8.640 euro lordi di pensione al mese. Che, come vedremo, non sono un’eccezione.

L’assegno vitalizio, ovviamente, è reversibile e rivalutabile (da quest’anno e per tre anni crescerà annualmente con lo stesso meccanismo utilizzato per gli stipendi dei diplomatici). Chi non ha raggiunto i 5 anni minimi può versare i contributi per tagliare l’agognato traguardo. Per onestà va detto che la trattenuta previdenziale dei consiglieri in servizio è piuttosto alta (il 25%), ma – viste le cifre in gioco dopo – sono soldi ben spesi. C’è poi la liquidazione, detta tecnicamente assegno di fine mandato: 12 mesi di indennità per ogni legislatura. Per maturare questo diritto, i consiglieri subiscono ogni mese una trattenuta pari al 3%. Ma anche in questo caso sono soldi benedetti.

Con soli 5 anni, si portano a casa 129.600 euro lordi: stessa cifra che spetta agli eredi se – facciamo gli scongiuri – il consigliere passa a miglior vita in corso di mandato. Quando si tratta di propri diritti, i consiglieri regionali stanno sempre bene attenti. Hanno pensato a tutto: all’assicurazione contro gli infortuni (che pagano solo per il 40%), all’assegno mensile in caso di inabilità permanente anche parziale per cause di servizio, e persino lo stipendio per chi è destinatario di «misure cautelari tali da impedire l’effettivo esercizio del mandato».

Il consigliere Frisullo tanto per fare un esempio (che non essendo rieletto resta in carica solo fino a maggio), ha tuttora diritto al 50% dell’indennità, al 70% della diaria e al 100% del trattamento accessorio. In cui sono compresi i 900 euro di rimborso per il «rapporto con gli elettori», che evidentemente non può essere tenuto dal carcere.

La Regione al momento eroga 152 assegni vitalizi: 102 sono pensioni dirette e 50 sono pensioni di reversibilità. Costano, ogni mese, circa 800.000 euro, dunque l’assegno medio è intorno ai 5.200 euro. In rapida crescita. Fino alla sesta legislatura (quella che si è conclusa nel 2000) le aliquote percentuali utilizzate per calcolare l’assegno vitalizio erano leggermente più basse di quelle stabilite dalla settima legislatura in poi.

Nel 2005 è stata stabilita una parificazione, che in questi anni stava portando a una progressiva crescita delle pensioni di chi ha lasciato il Consiglio da più di 11 anni. Ora, questa parificazione non è stata ancora completata, e c’erano parecchi impazienti. Così, con un comma di quattro righe e mezzo, approvato molto opportunamente nell’Omnibus di marzo e ben imboscato tra le norme in materia di lavori pubblici, è stata sancita la parificazione immediata delle aliquote.

Morale della favola: già a partire dal mese scorso, undici storici consiglieri che hanno raggiunto i 15 anni di servizio (tra loro i vari Annese, Bellomo, Piccigallo e Zingrillo) hanno ricevuto altri 1.000 euro lordi al mese. Un bel regalo di vecchiaia, pari al doppio della «minima» che spetta alla maggioranza dei comuni mortali.
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI (GdM)


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