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Provincia/ La verifica di Pepe e i nuovi equilibri di Palazzo Dogana

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Non un’appartenenza, ma una scelta politica netta, è quel che si richiede a gran voce e con accennati sussurri nei corridoi di Palazzo Dogana al Presidente della Provincia di Foggia, l’onorevole Antonio Pepe.

Le ultime novità in casa Pdl sono allarmanti. Chi conosce bene il notaio asserisce che egli non abbia nessuna intenzione di stravolgere l’assetto della sua squadra. Le due deleghe, Trasporti e Turismo, rimaste vacanti e inattive dopo la rimozione dei due assessori centristi, Vito Guerrera e Nicola Vascello, “rischiano” di essere distribuite agli assessori già in carica. Molto presumibilmente il Turismo, materia assai contigua alle politiche culturali, passerà nelle mani dell’assessora Buia Consiglio. Dopo l’approvazione del Bilancio, ultima fatica del neo consigliere regionale Leo Di Gioia, il Presidente Pepe potrebbe nominare alla carica di cui è ancora detentore il suo delfino, il tecnico e amico Zichella. E questa, però, un’ipotesi, come è noto, poco tollerata dal gruppo del Pdl in Provincia, che potrebbe decidere di far saltare tutto, negando i numeri, e di intavolare una vera e propria crisi. L’azzeramento della Giunta è visto da una larga fetta di coloro che stanno occupandosi della verifica e del rimpasto come l’unica soluzione capace di porre fine all’incertezza. Un rimedio, quello del dispiegamento totale di tutti i tavoli, che potrebbe portare con sé le dimissioni del Presidente, che in tanti raccontano stanco e infastidito dalle contese e dalle arroganze partitiche. Cosa fare dunque per trattenere tutto in equilibrio? In queste ore sono numerose le mediazioni di diplomazia da Piazza XX Settembre a Corso Vittorio Emanuele, dal Palazzo allo studio del professionista e onorevole Antonio Pepe. Alla possibilità di un assessorato al dirigente e commercialista dell’Inps Zichella sembrerebbe da preferire quella della nomina del consigliere provinciale in quota Tatarella, ergo Giandiego Gatta, Mimmo Farina, cerignolano, storico avvocato del Movimento Sociale Italiano, facente parte insieme a Tatarella, Franco Metta e Roberto Ruocco del pool di principi del foro e oratori della destra del Basso Tavoliere. Questo appianamento politico dovrebbe essere accompagnato dall’apertura di credito nei confronti dell’uomo di fiducia di Lucio Tarquinio in Consiglio, Paolo Mongiello. Con l’ingresso di Farina e Mongiello in Giunta sarebbe recuperato tra i banchi consiliari Leo Di Gioia, che potrebbe esser così chiamato, con grande sollievo di Pepe, a divenire capogruppo del Pdl. La sua sarebbe una riconversione politica in piena regola, una maturazione in fieri. Da tecnico austero e rigoroso, dai contorni sfumati, a prossimo leader azzurro di Capitanata. E questo un possibile scenario, che il Presidente potrebbe accettare di buon grado. È meno praticabile, invece, la strada di chi desidererebbe dal notaio un’indicazione forte e traumatica come quella della assegnazione a Mimì Spina Diana della delega al Turismo. Sui fermenti garganici, infatti, si gioca una imponente razione della partita. In questo momento, come spiegano i beni informati, non sono i politici di riferimento, le correnti e le ragioni dei partiti di provenienza con illogica del 6O a 40, a contarsi e scontrarsi, ma i consiglieri. Sono loro a determinare la scena della tenuta e della governabilità dell’Ente. Il Gargano ha ben quattro consiglieri e sono escluse mire individualistiche:
. “se qualcuno pensa di giocare una partita singola si sbaglia”, mormora un azzurro della Montagna del’ Sole. Il messaggio ai litigiosi Carmine D’Anelli e Rocco Ruo è lanciato, insomma. Potrebbe pertanto essere formulato un nome esterno, da affiancare a quelli già ripetuti e declamati da settimane. Coloro, invece, che paiono attraversare degli “strani giorni” sono i – candidati pidiellini alle Regionali, i non eletti, Landella e Cusmai, forti, anche se con differenti margini, dei propri consensi conquistati sul territorio. Ma deboli in fatto di stima da parte del Presidente, potere contrattuale politico e rapporti di riferimento consiliare. Rosario Cusmai ha reclamato un assessorato al coordinatore provinciale PDL Gabriele Mazzone, con la secca pretesa “se lo voglion tutti, perché io dovrei stare a guardare?”. Lo stesso Cusmai, però, insieme all’amico e consigliere provinciale e comunale a Manfredonia Giuseppe Latorre sembrerebbe in cerca d’autore. Dopo lo scarno risultato delle regionali Cusmai parrebbe vicino alla rottura definitiva col suo padre politico, il vicepresidente della Camera Tonio Leone, reo di non aver supportato sufficientemente la sua candidatura.

Antonella Soccio
L’Attacco


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