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Vico/ Ente Montano del Gargano: due paesi su tredici hanno i requisiti per farne parte

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Se ne è discusso in un convegno. Per la legge solo Monte Sant’Angelo e Rignano Garganico possono far parte della Comunità Montana del Gargano.

 

Tutto in salita il percorso che attende i tredici Comuni che facevano parte della comunità montana del Gargano (ente soppresso da qualche mese), per ricostruire nuovi rapporti di collaborazione. Difficile e, soprattutto complesso perchè il dato di riferimento è quello della altitudine, il cui parametro, inderogabile, è il settantacinque per cento del territorio comunale che non può essere inferiore ai seicento metri. Una “lectio magistralis”, quella tenuta da Antonio Nasuti nel corso del convegno, svoltosi nella sala consiliare del municipio di Vico del Gargano, organizzato la locale circolo unione e dall’associazione “Il Gargano nuovo”, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, sul tema “Dalla soppressa comunità montana alla unione dei comuni del Gargano Nord?”. Sui tredici Comuni, soltanto Monte Sant’Angelo e Rignano Garganico rispettano tale dato, per gli altri, bisogna aprirsi alla collaborazione vestendo il “saio” piuttosto che indossare il “vestito buono”, nel senso che occorre mettere da parte ogni comportamento che potrebbe appesantire lo stesso avvio del dialogo, che significherebbe riporre nel cestino delle buone intenzioni ulteriori passi. Nasuti ha chiarito che non sono chiuse le porte ad una possibile “Unione dei Comuni”, anche in assenza del requisito altimetrico; l’unico dato sul quale riflettere è che tale forma di aggregazione ha il suo limite nel fatto che non si potrebbe accedere ai finanziamenti erogati da Stato e Regione. Un gap negativo che dovrà far riflettere e che, forse, potrebbe spegnere, sul nascere, ogni entusiasmo. I sindaci, Carmine D’Anelli (Rodi Garganico), Domenico Vecera (Peschici), Ersilia Nobile (Vieste), il vice sindaco Raffaele Cannarozzi (Ischitella), Luigi Damiani (Vico del Gargano), anche se non hanno nascosto che, indiscutibilmente, le difficoltà non mancheranno, hanno assicurato che avvieranno processi virtuosi per garantire alle popolazioni servizi di qualità e controllo della spesa. Come poter tenere il bilancio sui binari, evitando qualsiasi forma di deragliamento, è materia di “ingegneria” finanziaria a cui devono far riferimento gli amministratori; equilibrio che può esserci proprio in forme di collaborazione tra gli enti locali.
Gli amministratori, dunque, alla ricerca di nuove strategie per creare le giuste sinergie al fine di avviare una collaborazione, resasi indispensabile in un momento in cui le risorse finanziarie sono sempre meno, a fronte di esigenze che crescono, dilatando, così, la spesa pubblica.
In caso di mancata costituzione di forme associative nella gestione subentreranno le Province territorialmente competenti. E’ un atto che chiama quindi il sistema delle autonomie locali a una presa di responsabiità nei confronti del territorio e semplifica una macchina onerosa costruita dai governi regionali. E’ fuori dubbio che gli amministratori stanno pensando a forme di collaborazione cosiddette “leggere”, che potrebbero consistere nell’articolare servizi comuni, in materia, per esempio, di interventi di riqualificazione di aree contigue, di raccolta e conferimento dei rifiuti.
Servizi i cui costi, essendo sempre più onerosi, incidono pesantemente sui magri bilanci dei comuni e, di riflesso, sulla tassazione che è a totale carico dei cittadini. In tempi di congiuntura, ulteriori aumenti non sarebbero certamente accolti di buon grado dai contribuenti.

Franco Mastropaolo


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