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La Puglia e la sola a non riconosce la “guida turistica”

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La Puglia è l’unica Regione in Italia a non avere il riconoscimento alla professione di guida turistica. Anzi all’ inizio dell’anno ha approvato una legge creando 3 nuove figure professionali: interprete turistico, operatore congressuale e guida turistica.

 A maggio scorso la Consulta del Tar pugliese ha abolito questa legge perché le 3 figure professionali non risultano regolate dalla legislazione statale in materia di professioni turistica. La Regione Puglia aveva sbagliato due volte. Prima, nel creare figure non riconosciute dalle leggi nazionali; seconda, nell’istituire figure, albi professionali che è materia prettamente nazionale. La legge italiana è chiara, individua nel Parlamento l’organo che può istituire nuovi albi, nuove figure professionali.
La Regione Puglia. invece di recepire le leggi nazionali che disciplinano l’attività professionale della guida turistica, ne ha creato delle nuove, pur essendo l’unica a non aver regolamentato questa professione. Basta recepire, come già detto, le leggi nazionali n. 135 del 2001 e la n. 7 del 2007, con le relative. circolari. Tutte le Regioni italiane, meno la Puglia, che ha preferito un primato nazionale negativo. La vicina Basilicata è all’ avanguardia con ben due leggi regionali, che hanno ordinato e specificato l’attività di guida turistica:per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone nelle visite guidate ad opere d’arte, musei, gallerie, scavi archeologici, illustrando la attrazioni storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche e naturali. Si pensi alle enormi potenzialità del turismo pugliese. C’è un altro problema. E’ quello dei tanti corsi di formazione professionale organizzati in questi anni da enti che non ricevono il riconoscimento adeguato attraverso una legge regionale. Centinaia di giovani hanno frequentato questi corsi, superando anche esami specifici, ma non riconosciuti per la professionalità acquisita. La Regione Puglia è riuscita ad istituire un albo contravvenendo alla legittima competenza statale in materia di ordini professionali. Ma, invece di fare la più elementare legge di adeguamento e recepimento delle leggi nazionali, si è sostituita a quelle nazionali, alle competenze legislative parlamentari, approvando una legge sbagliata e bocciata dalla Consulta del Tar regionale in maniera inequivocabile. E’ una caparbietà a sbagliare che, oltre ad essere arrogante, è costosa anche politicamente per le bocciature della magistratura amministrativa.

 

 

 

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