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Spina Diana e gli ambientalisti dell’Utopia

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“E’ spinto decisum “ L’approccio è quello suggerito da Tommaso Moro, umanista, filosofo, primo ministro della Corona d’Inghilterra santo protettore dei politici e dei governanti”.. Così Mimì Spina Diana, ex sindaco di Vieste ed ex parlamentare di Forza Italia annuncia l’iniziativa del 2 e 3 0ttobre Si tratta, come spiega in una nota, di due nuove associazioni, l’Utopia Viestana” e Città Libera e Attiva, che si incontrano “scoprendo reciproche consonanze, statuarie e progettuali, finalizzate a tutto ciò che la ragione può compiere con le risonanze umane e . naturali del territorio in favore della Comunità”. La politica non c’entra. O meglio, è altro rispetto agli schieramenti classici. I temi dell’ambientalismo, della cultura e del bio uniscono sensibilità apparentemente divergenti. Si chiede Spina Diana: “Una “città utopica”? No, entrambe hanno i piedi ben piantati a terra! Una “città generativa” dunque? Si, dove lo sforzo per l’elevazione della qualità della vita dei suoi cittadini può e deve essere anche motore di sviluppo economico”. Nasce da queste premesse il primo dei convegni, organizzati dalle due associazioni. Un convegno, che, evidenzia l’operatore turistico viestano, “non suona come invito esplicito di uno sparuto gruppo di sapientoni ad adeguarsi ai tempi, bensì come riflessione comune . L’agenda è chiara. Così come il piano attuativo. “ Non un puro paradigma ma un programma d’azione è ciò che le due associazioni (sperando in altre) proporranno nella loro stagione convegnistica” . Spina Diana e gli altri protagonisti delle due associazioni mutuano brani dell’Utopia per precisare alcuni concetti. Del resto come scriveva l’uomo “per tutte le stagioni”:. “E’ del tutto inutile e talvolta controproducente fare ragionamenti o dare consigli a chi coltiva convinzioni opposte o pregiudizialmente rifiuta di convenire sulle ragioni altrui. Se, dunque, non si possono sradicare del tutto i pregiudizi e gli errori, se non si può rimediare ai vizi correnti e tollerati, non per questo bisogna rinunciare alle azioni corrette e abbandonare la nave del bene pubblico in mezzo alla tempesta. Bisogna in tal caso adoperarsi a condurre le cose per vie oblique in modo da rendere meno dannoso ciò che non si può cambiare in bene. Che tutto stia bene non si può ottenere,se tutti non sono buoni”.


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