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Fratelli Piscopo scomparsi/ Portati via da chi li conosceva?

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La testimonianza di un fratello consente una nuova ricostruzione. Scomparsi in 4 minuti.

 

Una scomparsa che dura da sette giorni ma che si è consumata in. pochissimi minuti. Forse troppo pochi per pensare ad un’aggressione compiuta da sconosciuti. Il dettaglio, emerso da un’ultima ricostruzione, fa accrescere il mistero intorno alla storia di Giovanni e Martino Piscopo, i
due imprenditori viestani di 5l e 45 anni, spariti la mattina del 18 novembre mentre raggiungevano col furgoncino il loro fondo per raccogliere le olive. I due erano partiti dal centro turistico Sfinalicchio diretti verso il proprio uliveto che dista circa 6 chilometri. Un terzo fratello, Giuseppe
Piscopo, ha raccontato che quella mattina si era mosso da «Sfinalicchio» pochi minuti prima di Giovanni e Martino diretto, alla guida del suo trattore, verso lo stesso fondo, e che lungo la strada il loro furgoncino lo aveva sorpassato. Percorsi circa 4 chilometri e mezzo giunto in località Montincelli, Giuseppe aveva notato il furgoncino dei fratelli accostato sul ciglio della strada senza i due a bordo. Non se n’era preoccupato e aveva proseguito fino all’uliveto pensando che i fratelli si fossero fermati da qualche conoscente e che poi lo avrebbero raggiunto. Cosa che poi non è mai accaduta. Ecco il mistero: il trattore di Giuseppe Piscopo avrebbe infatti impiegato circa 4 minuti per raggiungere il luogo in cui era parcheggiato il furgoncino dei fratelli, quei 4 minuti che dovrebbero essere bastati a qualcuno per speronare il mezzo di Giovanni e Martino, immobilizzare i due uomini, caricarli su un altro veicolo e poi fuggire. Con la consapevolezza  (avendoli evidentemente pedinati) che il trattore del terzo fratello stava per sopraggiungere. Un lasso di tempo ritenuto troppo stretto per credere in un rapimento compiuto da sconosciuti. I carabinieri hanno sentito i contadini della zona, ma nessuno ha dato informazioni utili. L’ipotesi che il furgoncino dei due fratelli sia stato speronato poggia su una traccia di frenata lunga un metro e sul rinvenimento di frammenti della “gemma” della freccia del mezzo: ma se un’auto avesse speronato il furgoncino per costringerlo a fermarsi e rapire i due fratelli, i danni al mezzo non dovevano essere più ingenti? Ed è possibile che due persone siano state sequestrate in mezzo alla strada alle 8.30 senza che nessuno se ne accorgesse? Anche ieri sono state baffute le campagne sulla litoranea Vieste-Peschici: si cerca di rintracciare chi abituaimente transita in quel tratto di strada per verificare se ha visto qualcosa; si
spera insomma che nel buio lungo otto giorni si apra uno squarcio di luce – sotto forma di una testimonianza – per indirizzare le indagini verso una pista precisa, in modo da dare una soluzione al giallo. Anche ieri 30 carabinieri (della locale tenenza, della compagnia di Vico del Gargano e della Cio, compagnia d’intervento operativo) e 15 guardie forestali, supportati da due elicotteri di Arma e Corpo Forestale, hanno proseguito nelle ricerche dei due fratelli, battendo anche la Foresta Umbra: si parla però di un’area di circa l2mila — ettari. Le piste restano molte, anche troppe. Gli investigatori non vogliono escludere ancora l’ipotesi dell’allontanamento volontario (escluso invece dai parenti dei Piscopo); non possono «cassare» l’ipotesi della lupara bianca, pur sapendo che nulla nel passato dei due fratelli li avvicina al mondo della criminalità; e valutano ovviamente anche la pista più ipotizzata dai familiari dei due fratelli: il rapimento, ma non per ottenere un riscatto. Forse quindi un rapimento per vendetta? Anche le telefonate giunte alla trasmissione di Rai Tre «Chi l’ha visto?», dove si è parlato della duplice scomparsa, non hanno fornito elementi utili. Il mistero resta, l’angoscia pure. 


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