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Vieste/ Dulice delitto Piscopo: per almeno due ore nelle mani del commando

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L’atroce calvario dei due fratelli: rapimento, interrogatorio, torture ed esecuzione.

 

Due ore, al massimo tre: in questo arco di tempo i fratelli Giuseppe e Martino Piscoo di 51 e 45 anni, titolari del villaggio turistico «Sfinalicchio», sono stati rapiti la mattina del 18 novembre, caricati su una «Alfa 156 station wagon» rubata, trasportati in una radura, ammanettati, interrogati e fors’anche torturati, ammazzati a colpi di lupara e pistola. Cosa hanno chiesto ai due imprenditori i loro aguzzini prima di aprire il fuoco (in tutti i sensi), uccidendo i due fratelli all’interno della macchina e bruciando auto e cadaveri, rinvenuti domenica mattina dopo 10 giorni di ricerche in una radura ai confini tra Vieste e Peschici? Capire il movente è essenziale per indirizzare su una pista precisa le indagini. Che sono molto difficili perchè si indaga nel mondo della mafia dove regna l’omertà; perchè tra scomparsa e rinvenimento sono trascorsi 10 giorni impedendo tutta quelle attività (controlli, perquisizioni, stub) effettuate nell’immediatezza di un delitto; perchè nulla nel passato delle vittime le avvicina al mondo di chi li ha trucidate. Il comunicato diffuso dalla Dda al termine del vertice con magistrati foggiani, lucerini e investigatori (lo pubblichiamo integral mente in coda ndr) nel ribadire la matrice mafiosa del delitto, richiama l’attenzione sull’affare turismo sul quale la mala ha messo gli occhi, e non solo estorcendo soldi a imprenditori. Una delle ipotesi avanzate è che «il duplice omicidio dei due imprenditori di Vieste potrebbe essere letto anche come un messaggio che la mafia ha voluto lanciare all’intero settore imprenditoriale della zona».
In mano ai magistrati ci sono pochi elementi di «scientifica»: i resti dei due cadaveri; due auto bruciate usate per il rapimento ed una anche trasformatasi nella bara di fuoco; un paio di manette per legare le mani dietro la schiena di almeno una vittima; il supporto in plastica di un rotolo di nastro adesivo usato verosimilmente per legare l’altra vittima; 7 bossoli di pistola 7.65 ed una cartuccia di fucile; i tempi di rapimento e omicidio circoscritti nell’arco di due o tre ore.
I fratelli Piscopo sono stati rapiti tra le 8.20 e le 8.30 del 18 novembre mentre con il furgoncino percorrevano la litoranea Peschici-Vieste per raggiungere il loro fondo e proseguire nella raccolta delle olive. Perchè si ipotizzi che siano trascorse due/tre ore tra rapimento e omicidio non è noto. Però va considerato che chi indaga avrà già in mano i tabulati telefonici del cellulare di Martino Piscopo (è noto che squillò a vuoto per un po’ dopo la scomparsa prima di diventare muto) e il rinvenimento poche ore dopo la scomparsa della carcassa di una «Audi A3» bruciata, una delle due auto utilizzate per il rapimento dei fratelli Piscopo.
Oggi o al massimo domani presso l’obitorio degli ospedali riuniti di Foggia Margherita Neri dell’istituto di medicina legale dell’università di Foggia eseguirà l’autopsia sui due cadaveri, o meglio su ciò che ne resta: nella carcassa della «Alfa 156» i carabinieri hanno trovato parte di un tronco, un cranio e gambe di una delle vittime poggiata allo sportello posteriore; qualche resto di ossa del secondo cadavere quasi completamente bruciato erano invece sul pianale tra il sedile anteriore e posteriore. Per le analisi del dna, fondamentali per l’identificazione dei due cadaveri ed anche per posizionarli sui sedili posteriori dell’auto ci vorranno un paio di mesi. Sul luogo dell’omicidio repertati sette bossoli di pistola calibro 7.65 ed una cartuccia di fucile oltre a 4 fori (tre di pistola, uno di fucile) nella portiera posteriore destra. I fratelli erano legati sui sedili posteriori dell’auto quando i killer dall’esterno hanno sparato a raffica, per poi
bruciare auto e corpi..


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