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Rifiuti – ABOLITO IL “SISTRI”: SIAMO SENZA PAROLE

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Riceviamo e pubblichiamo

MA NON CI VENITE A DIRE ADESSO CHE C’E’ UNA "VACATIO LEGIS" NELLA NORMATIVA SUL TRASPORTO DEI RIFIUTI

Mi occupo di rifiuti e di diritto ambientale ormai da oltre un quarto di secolo. E pensavo di averle viste tutte. E invece no. Soltanto le sorprese in questo settore possono dare l’idea del concetto di infinito.
Onestamente, nessuno di tutti noi avrebbe mai pensato e previsto una cosa del genere. E cioè che a pochi giorni dalla entrata a regime del SISTRI, con il sistema ormai alle porte, dopo un lungo periodo di impegno e stress generale da parte di tutti (aziende in primo luogo), con un colpo di penna di poche righe – mentre arriva Ferragosto –  tutto viene di colpo cancellato. Abolito il SISTRI. Tutto finito.  Come non detto. Buone vacanze a tutti.
 

Francamente, c’è da restare senza parole. Ed altrettanto francamente non sai neppure cosa dire e cosa scrivere. Prima pensi che è uno scherzo, poi che è una forzatura interpretativa delle prime agenzie di stampa, poi che è un malinteso interpretativo di qualche battuta politica ferragostana.  Ma poi quando vedi il testo del decreto legge in Gazzetta Ufficiale ti viene il dubbio che allora è proprio vero. Incredibile, ma vero.
Che altro dire a questo punto?
Certamente che si tratta di un bel regalo a tutti coloro che – da sempre – hanno fatto del contrasto alla disciplina sulla tracciabilità dei rifiuti una bandiera ed uno scopo di vita: dai grandi criminali ambientali di ogni grado e risma, fino ai piccoli – ma diffusi – furbi ed imbroglioni che adesso – tutti insieme – possono dormire sonni tranquilli perché il pericolo di un controllo più serrato su loro operato (che vedono da sempre come un demone) appare esorcizzato e possono continuare a fare quello gli pare.  Come sempre, fino ad oggi. In nome della "semplificazione normativa" (che per loro poi non esiste neppure, perché le norme neanche le leggono: si limitano ad eluderle ed a  trovare metodi per aggirarle).
Ma questo lo stanno già dicendo in molti. E noi siamo su questa linea. Anche se dirlo e scriverlo non serve a nulla, tanto ormai tutto è stabilito e delineato.

Poi. Altra considerazione. Cosa c’entra questo provvedimento dentro un decreto legge che ha la finalità di incrementare le risorse finanziarie per lo Stato e incentivare lo sviluppo dell’economia? Quali effetti positivi può avere questa decisione per lo sviluppo economico atteso che – seppur con tutti i problemi connessi – il sistema SISTRI era comunque ormai in fase avanzata e non certamente allo stato iniziale? Pertanto non si comprende quale beneficio possa arrecare alle casse pubbliche l’abolizione del SISTRI.
Certo non possiamo negare che il Sistri era nato male… senza una vera e preventiva concertazione con gli operatori del settore. Un sistema su cui si sono voluti sempre tenere troppi segreti e che invece – poiché di fatto l’avrebbero dovuto usare tutti gli operatori del settore – avrebbe dovuto essere da subito chiaro e trasparente in tutti i suoi aspetti e modalità per essere capito ed accettato, prevedendo un adeguato lasso di tempo per mettere veramente a punto il sistema invece di assistere al susseguirsi di proroghe…  Ma di soldi in questo lasso di tempo se ne sono spesi tanti per migliorare un sistema che se ben progettato avrebbe potuto anche rappresentare una svolta positiva nel controllo della tracciabilità dei rifiuti, portando vantaggi alle aziende che hanno sempre rispettato le regole e che subiscono, spesso, la concorrenza sleale di chi invece ha fondato il suo business sulla furberia se non fino ad arrivare al malaffare.
Invece ora ci troviamo che un numero elevatissimo di operatori aziendali sani ed onesti per un anno e mezzo sono stati obbligati a sborsare denaro ed a perdere tempo per adeguarsi ad un sistema informatizzato che oggi di colpo viene cancellato, e dunque per restare ora con il vecchio registro ed il vecchio formulario… Una cosa che non solo è ridicola, ma che genera sconforto ed avvilimento tra le aziende rispettose della legge che si sentono a questo punto doppiamente beffate: per aver speso tempo e denaro in modo inutile e per vedere i loro concorrenti sleali/illegali trionfare a tutto campo. I criminali ambientali a festeggiare a Ferragosto il loro rinnovato business plan illegale a tutto campo, fidando sul pericolo scampato, ed i titolari di aziende oneste a rivedere i loro conti con le spese inutili effettuate ed il tempo perso gettato via per rispettare ancora una volta una legge che poi alla fine finisce come stiamo vedendo.
Così si contribuisce a scoraggiare il rispetto delle legalità ed a dare man forte a chi soffia sul fuoco del tanto peggio tanto meglio. Centinaia di migliaia di imprese ed enti hanno già sostenuto ingenti costi per adeguarsi al SISTRI, pagando i contributi di iscrizione per il 2010 e per il 2011, installando le black boxes sui loro veicoli, hanno pagato consulenti legali ed informatici, formando il personale.

Ci viene il dubbio che sarà legittima una loro richiesta di risarcimento e che lo Stato dovrà rimborsare tutti i contributi di iscrizione già versati dagli operatori, molti dei quali forse potrebbero chiedere anche conto degli ulteriori costi sostenuti per adeguarsi al nuovo sistema di tracciabilità. Dunque, non solo non c’è vantaggio per le casse pubbliche, ma c’è il rischio concreto di un maxi risarcimento collettivo di grande valenza. Ed allora perché questa abolizione improvvisa?
Infine, un’ultima considerazione (ma non per questo meno importante). Non c’è mai fine al peggio, e può dunque accadere un’altra cosa peggiore della cancellazione del SISTRI. Può infatti tra poche ore profilarsi sull’orizzonte un’altra di quelle "teorie interpretative" che in questi ultimi periodi hanno poi fatto breccia tra molti, ivi inclusi diversi organi di polizia, creando effetti devastanti sul settore dei controlli nel contrasto ai crimini i materia di rifiuti: una "interpretazione" che veda nella abrogazione del SISTRI la conseguenza di una "vacatio legis " nel campo della disciplina del trasporto dei rifiuti.
Non sembri esagerata la nostra cautela, perché in questo senso abbiamo precedenti notevoli. Il più storico e significativo si verificò nel campo edilizio allorquando fu ideata una "vacatio legis" sanzionatoria sull’errato presupposto di una mora inerte tra l’abrogazione della vecchia legge  e l’entrata in vigore della nuova normativa di settore.  Allora ci fu chi giunse a sostenere che per un certo lasso di tempo gli abusi edilizi (anche quelli devastanti) erano del tutto privi di regole e sanzioni. E fu via libera per ruspa selvaggia senza freni inibitori, anche perché poi tale assurda ed illogica interpretazione fu stranamente condivisa pure in un paio di iniziali sentenze di giudici di primo grado.
Per fortuna dopo poco intervenne la Cassazione che azzerò tutto e riportò l’interpretazione nei canali dello logica. Intanto però il danno fu compiuto, e le opere abusive realizzate grazie a questo incoraggiamento interpretativo concluse.
Questa storia merita di essere ricordata, soprattutto a beneficio dei più giovani, per dimostrare come l’esercizio di distorte interpretazioni della norma (sempre causate – ora come allora – da imprecisioni del legislatore) possa portare a letture fuorvianti della norma stessa con devastanti conseguenze pratiche sul territorio. I fatti sono paralleli a livello giuridico, anche se in campi diversi.
Al tempo, infatti, ci fu chi sostenne l’abrogazione definitiva per un certo lasso di tempo dei reati previsti dalla legge edilizia n. 47/85 dopo l’entrata in vigore del successivo T.U. n. 380/01 nella medesima materia, dato che tale T.U. entrò inizialmente in vigore per alcuni giorni  e poi fu rinviato.  L’interpretazione fu: dato che il vecchio testo (reati compresi) è stato abrogato ed il nuovo rinviato, nelle more non vige nulla (reati compresi).
Oggi c’è il rischio che si possa dire: il decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 cancella il SISTRI, ma dato che il regime del formulario era stato abrogato dal SISTRI stesso, non vige più nulla.

Anarchia normativa completa nel campo dei rifiuti. Dunque, per evitare equivoci lo diciamo subito, ed in anticipo, che questa sarebbe una (ulteriore) inesattezza "interpretativa"; e questo per due incontestabili ordini di motivi: restano immutate le vecchie regole – che peraltro si sono seguite fino ad ora  – poichè il  SISTRI non è mai stato effettivamente operativo (e questo è un aspetto che non molti sottovalutano o non hanno ben recepito) e – comunque – lo stesso decreto legge prevede che "resta ferma l’applicabilità delle altre norme in materia di gestione dei rifiuti; in particolare, ai sensi dell’articolo 188-bis, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 152 del 2006, i relativi adempimenti possono essere effettuati nel rispetto degli obblighi relativi alla tenuta dei registri di carico e scarico nonche’ del formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e 193 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni". Più chiaro di così – almeno su questo punto – il testo del decreto non poteva essere…

Dunque, non ci  si venga a dire adesso che c’e’ una "vacatio legis" nella normativa sul trasporto dei rifiuti… Sarebbe veramente troppo, perché significherebbe dire che tutti i criminali ambientali di ogni livello, ed i furbi, i disonesti e gli imbroglioni di qualunque forgia e razza sarebbero liberi di fare tutto quello che vogliono sotto gli occhi delle forze di polizia che non potrebbero intervenire. L’Eldorado dei trasporti illegali di rifiuti di ogni tipo.

E’ vero che soltanto le sorprese in questo settore possono dare l’idea del concetto di infinito, ma speriamo che almeno questo ci venga risparmiato. Con un po’ di senso si responsabilità generale.

Maurizio Santoloci


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