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Occupazione su dell’1,9 per cento grazie al popolo delle partite Iva

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La semestrale di Bankitalia: "La Puglia è il Nord del Sud". Ripresa comunque debole. L’export aumenta del 22 per cento. Soffrono le opere pubbliche.

 

Posto fisso, addio. S’ingrossa piuttosto, il popolo delle partite Iva. L’aria che tira è perfino pesante e quelli che abitano da queste parti decidono di rimboccarsi le maniche senza pensare a eventuali "aiutini" per sbarcare il lunario. Sì, insomma, meglio soli che male accompagnati. Magari, spesso e volentieri, precari. Ma pur sempre padroni del proprio futuro. La semestrale di Bankitalia a proposito dell’andamento dell’economia, disegna una regione che cambia pelle. Le difficoltà non sono poche, ma il segno più davanti alla voce occupazione racconta una Puglia diversa dalle altre realtà meridionali. "È il Nord del Sud" dice Vincenzo Umbrella, direttore della sede barese dell’Istituto centrale che alla fine dell’anno farà la valigia per trasferirsi in quel di Firenze e cedere lo scettro a Giorgio Salvo, un siciliano ora di stanza a Trento.

Il mercato del lavoro, dunque, saluta l’arrivo di un miglioramento giudicato "modesto", però incoraggiante: più 1,9 per cento, da gennaio a giugno. Si tratta di 23mila unità. E in presenza di questa "lieve espansione", si abbassa di un punto percentuale il tasso di disoccupazione: da 13,6 a 12,7.
Ma la faccia della medaglia che finora era rimasta nascosta, riguarda l’identikit dei nuovi occupati. Sono, tutti, autonomi, che salgono del 6,8 per cento. Più donne (3,3 per cento) che uomini (1,2 per cento). I lavoratori dipendenti? Il numero non si assottiglia, tuttavia le schiere d’impiegati che timbrano il cartellino negli uffici pubblici nemmeno si riproducono come i funghi dopo un acquazzone: la somma è zero per cento.

È, questo, uno dei segnali della ripresa, che comunque resta "debole" e "non sembra destinata a rafforzarsi nei prossimi mesi". Come stanno le cose, rifiata la produzione industriale: il 40 per cento dei titolari di quattrocento imprese con almeno venti addetti intervistati da Banca d’Italia fino ad ottobre di quest’anno, fa sapere di avere incrementato il fatturato; il 32 per cento dichiara una flessione. È la domanda estera a fare la differenza: l’export aumenta del 22 per cento, superiore agli scambi del Mezzogiorno (più 17,3) e di tutto il Belpaese (più 15,8 per cento). Vanno alla grande siderurgico, mezzi di trasporto e prodotti farmaceutici; segnano il passo abbigliamento, calzature e mobili. Vendite a gonfie vele nei paesi dell’Unione europea – Spagna, in particolare -, in Svizzera e Asia, dove addirittura raddoppiano. Diminuiscono di un quarto, invece, negli Stati Uniti. Nel comparto dei servizi, veleggiano turismo (in "sensibile crescita" gli stranieri) e trasporti (merci movimentate nei porti, più 12,3 per cento; traffico passeggeri degli aeroporti, più 16,5).

Il bicchiere è mezzo vuoto lungo il fronte delle costruzioni: le transazioni immobiliari calano del 5 per cento e i prezzi delle case al netto dell’inflazione al consumo, scendono dell’1,4 per cento. Buio pesto per le opere pubbliche: meno 20,6 per cento. Quanto ai soldi presi in prestito dalle banche, tassi d’interesse troppo alti faranno sì che famiglie e imprese ci penseranno su due volte prima di reclamare quattrini. Dal lato dell’offerta poi, i criteri di erogazione registrano un "moderato irrigidimento". Sorride, Umbrella: "Il denaro torna a essere una merce molto rara".

Lello Parise
 


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