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Stipendi ai consiglieri regionali, vitalizi ridotti

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Ma la riforma è solo per i prossimi eletti. Indennità agganciate a quelle dei senatori. I primi risparmi si vedranno tra 6-9 anni.

 

È solo una bozza. Ma, finalmente, il dibattito sul trattamento economico e previdenziale dei consiglieri regionali esce dalle secche degli annunci. È stata messa nera su bianco (quattro Capi e 23 articoli) la proposta formulata dall’ufficio di presidenza del Consiglio, guidato da Onofrio Introna. Prevede alcune delle restrizioni annunciate, ma anche qualche sorprendente novità. Per esempio, le nuove norme previdenziali varranno per i consiglieri della prossima legislatura. Sicché i primi risparmi si vedranno tra 6-9 anni (a seconda di quanto durerà l’attuale consiliatura). In compenso ai consiglieri in carica sarà consentito un versamento supplementare volontario per estendere «al convivente» la reversibilità del vitalizio (in caso di morte del consigliere pensionato). Qui le sorprese sono due: in un progetto di legge destinato alla prossima legislatura, si infila una norma di miglior favore destinato ai consiglieri in carica. Poi si allarga la reversibilità ai conviventi more uxorio. Un fatto di civiltà, ma che si vuole attuare nella medesima Regione in cui il centrodestra adottò pratiche ostruzionistiche contro la cosiddetta legge sulla famiglia. Ossia la normativa che, ai fini delle tutele, equiparava le famiglie fondate sul matrimonio a tutte le altre. Alla fine, il principiò fu attuato. Ma a costo di consegnare il primato alla famiglia fondata sul matrimonio rispetto a tutti gli «altri nuclei di persone legati … da altri vincoli solidaristici».

Si opporranno ora gli esponenti del centrodestra? A proposito del vitalizio, va detto che esso non viene esteso agli assessori esterni, cui invece vengono assicurati gli altri trattamenti. La busta paga del consigliere sarà costituita da una «indennità di mandato», nella misura dell’80% di quella assicurata ai senatori. Prima si parlava di «parlamentari» e si prevedeva la media tra la Camera e il Senato. Con la nuova formulazione, c’è un leggero miglioramento. All’indennità di mandato si aggiunge quella «di funzione» (in relazione all’incarico ricoperto) e un rimborso spese (per l’attività e i trasferimenti) analogamente a quanto succede oggi. L’indennità di mandato è prevista anche ai consiglieri «sottoposti a misure cautelari» dalla magistratura, ma al 50%. Se si viene assolti, si recuperano le differenze. Si tace per il caso della condanna: evidentemente non si dovrà restituire nulla. Aumentano i contributi previdenziali: passano al 28% dell’indennità lorda di mandato: 25 per finanziare il vitalizio, 3 per l’assegno di fine mandato (la liquidazione). Anche qui una – diciamo così – bizzarria: il 3% non viene più pagato se si sono versati contributi per più di 15 anni, anche se si rimane in carica per più tempo. Quanto ai risparmi eccone un paio. Il vitalizio si potrà incassare, con almeno 5 anni di versamenti, solo ai 65 anni (e non dai 55 come ora). In realtà, si potrà incassare la pensione anche a 62 anni, se si sono fatte almeno due legislature (10 anni). Le norme, come detto, valgono per i consiglieri «della decima legislatura»: la prossima.

Viene riproposto il principio – discutibile – secondo cui il vitalizio «è cumulabile, senza detrazione alcuna, con ogni altro eventuale trattamento economico spettante». Sicché, per chi ha maturato altre posizioni previdenziali, magari in aspettativa e contributi figurativi, si tratta di incassare più di una pensione. Tuttavia, a differenza di oggi, si adotta il «metodo contributivo» di calcolo: il vitalizio matura in funzione dei versamenti e non in base all’indennità erogata ai consiglieri in carica. L’indennità di fine mandato matura «fino ad un massimo di 20 anni» (ma il contributo come detto si versa massimo per 15, chissa perché). Anche qui, si annuncia la restrizione promessa: la liquidazione sarà pari ad una mensilità accumulata per ogni anno di legislatura. Ora è pari a 2,5. L’ultima è una chicca: la liquidazione, per gli attuali consiglieri in carica, col vecchio e ricco metodo si calcola per di più sugli stipendi vigenti al 31 dicembre 2005. Si capisce perché: dal 2006 sono arrivati i tagli del 10%: fossero presi questi in considerazione, l’assegno sarebbe più basso. L’evocato spirito di sacrificio manca del tutto. E chissà cosa sarebbe successo se non si annunciasse, come pare, una proposta di legge del movimento «5 stelle» per abrogare i vitalizi.

Francesco Strippoli

 


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