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Da Vieste a Foggia per il Medioevo. La spedizione dei 100 contro il racket

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Al via il processo contro i clan che hanno messo in ginocchio il Gargano. Grasso: “vogliamo far vedere le nostre facce”.

 

 Partiranno almeno in 100 da Vieste per partecipare alla prima udienza del processo "Medioevo", in cui sono imputati molti esponenti dei clan che per anni hanno taglieggiato con violenza inaudita gli imprenditori turistici garganici. Domani al Tribunale di Foggia, oltre agli imputati, ci sarà mezza Vieste, sindaco e amministratori compresi, costituitisi già parte civile durante l’udienza preliminare. Sono due i pullman che all’alba si avvieranno da Vieste per raggiungere il capoluogo e
dimostrare ancora una volta come un paese riesce a ribellarsi. I membri del consiglio direttivo dell’Associazione Antiracket Vieste, hanno confermato la presenza dei loro rappresentanti, tra cui il presidente Giuseppe Mascia: "Crediamo che la situazione sul nostro territorio possa effettivamente cambiare, soprattutto se vi è un impegno corale delle parti sane della nostra società civile" hanno dichiarato. Oltre a loro dovrebbe esserci anche una delegazione della Confcommercio, delle associazioni "Azione Giovani"  e "Insieme per crescere". Il pezzo grosso sarà Tano Grasso, presidente della Federazione N azionale Antiracket che lunedì era tornato a Vieste proprio alla vigilia del processo. Tano Grasso è tornato a far visita a quella che ormai è una specie di seconda città. "Abbiarno fatto in modo che gli imprenditori che si sono esposti per primi potessero trovare
condivisione – ha spiegato Grasso durante l’incontro a Vieste – .Sono affezionato a Vieste perchè mi ricordo molto la mia storia, quella del mio paese Capo d’Orlando dove nel 1990 realizzammo la prima associazione antiracket d’Italia modello a cui poi tutti gli altri si sono ispirati. Tra Capo
d’Orlando e Vieste c’è una grande affinità nella risposta perchè all’ epoca in venti costituimmo l’associazione e pochi mesi dopi ci furono 21 arresti per mafia. E quella volta al processo testimoniammo solo in 8 persone, ma ottenemmo comunque risultati di cui hanno avuto beneficio anche chi non mosse un dito. Noi cambiammo il destino di quel territorio perchè quella iniziativa nonostante fosse realizzata da un gruppo di commercianti, rappresentava l’intera comunità". Dopo la nascita dell’associazione antiracket viestana. La situazione è decisamente cambiata. Il processo infatti nasce proprio dalle ribellioni nel dicembre del 2009 di alcune vittime dell’ estorsione che,
stanchi di subire continue vessazioni, minacce e atti intimidatori da parte degli affiliati al
clan locale hanno iniziato a denunciare e collaborare. Da lì l’inchiesta dell’Antimafia di
Bari, condotta dai Carabinieri di Vico e Foggia, che si è avvalsa di numerose intercettazioni, che hanno portato allo smantellamento di una delle più pericolose cellule mafiose insediatasi sul territorio del Gargano. "Giovedì sarà una data sparti acque per la storia di Vieste e l’occasione definitiva per far percepire quello che noi da mesi stiamo dicendo e cioè che l’associazione sta funzionando – ha sottolineato Grasso – .Segna un prima e un dopo. Ci saremo noi e Giuseppe Mascia a rappresentare le associazioni antiracket d’Italia e di Vieste e il sindaco Ersilia Nobile. Sgombriamo subito il campo dalle strumentalizzazioni da parte delle difese, anche dell’assemblea di oggi perchè noi e tutti i cittadini di Vieste abbiamo il dovere, e diritto, di tutelarci. Quindi anticipo gli avvocati dicendo che non sarà un processo politico. Noi saremo lì perchè ci hanno incendiato i negozi. Vogliamo far vedere soprattutto le nostre facce. Non vogliamo fare assolutamente pressione all’autorità giudiziaria, ma solo rispettarla. E da oggi siamo in silenzio stampa e torneremo a parlare
solo dopo la sentenza". Il presidente della Federazione antiracket poi si è spinto nei giudizi forti verso la stessa Vieste. "La città deve avvertire questo processo come un’ occasione di riscatto anche se ci sono ancora troppe cose che non sono emerse – ha evidenziato Grasso – .Due anni fa avrei capito la paura, due anni fa avrei potuto ascoltare questi discorsi da qualche imprenditore, ma oggi non più perchè sarebbero senza senso ed ipocriti. Qual’è la ragione per cui non tutti denunciano? Perchè forse c’è qualcuno, qualche nostro collega che non è solo vittima. Forse c’è qualcuno che è anche complice. I nostri colleghi di Vieste adesso non hanno più nessuna ragione per non esporsi. Nessuno è più da solo e mi piacerebbe che a chi testimonierà durante il processo se ne aggiungessero altri". Tano Grasso è tornato quindi ancora una volta a Vieste alla vigilia di "Medioevo" dove è nato, ormai due anni fa, l’associazione antiracket di Vieste da un piccolo nucleo di resistenti al racket che in mezzo a mille difficoltà sta cercando di far crescere una cultura della legalità. Le aggressioni alle attività commerciali, turistiche e agricole nel territorio viestano sono tante e di tale gravità che hanno innescato una reazione di segno contrario. "lo sono veramente convinto che questo territorio possa essere liberato definitivamente – ha insistito Grasso – perchè è un territorio limitato. Non è la battaglia per mandare in carcere cinque o sei persone, ma è quella per liberare una volta per tutte questo territorio. Qui è doveroso farlo e questo aumenta la responsabilità di quei colleghi che sto chiamando a prendersi le proprie responsabilità". Via al processo.

Luca Preziosi
L’Attacco


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