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IL LEONE COME I BRONZI DI RIACE

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Un anno fa una proposta per tutelare il monumento abbandonato

Davanti al degrado e alla denuncia dello stato di abbandono in cui versa il patrimonio storico-artistico e culturale, vantare primogeniture appare grottesco e ascrivibile all’italico vizio dell’ “io l’avevo detto!”, ma leggendo l’articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno (edizione del 19 marzo 2013), a firma di Antonio Gambatesa, mi viene offerta un’occasione che non posso non cogliere, anche correndo il rischio di apparire “mediocramente” italiano.

Adoro Lucera, vera città dell’Accoglienza (in senso storico più che sociale ed economico) e vederne sfregiata la sua Memoria mi rammarica profondamente. Troppo spesso la nobile città è stata “ansiosa di svendersi”, per dirla come Salvatore Settis, dimenticando se stessa e il suo passato e oltraggiando, nel perpetrarsi di un oblio amministrativo e culturale, la stessa Costituzione che “ci impone la tutela della nostra della nostra storia e del nostro territorio”.
Leggere, quindi, del degrado che “ammoscia” la criniera di un maestoso leone in pietra non può che suscitare grande amarezza, perché lo sfregio che mette a repentaglio l’opera è una ferita che ogni lucerino (e non solo) dovrebbe rimarginare in fretta (anche chi frequenta quotidianamente palazzo Mozzagrugno, evidentemente con il manuale Cancelli sottobraccio), invece di lasciarla sanguinare e imputridire.
Così, anche grazie alla collaborazione dell’amico Silvio Di Pasqua e con la squisita sensibilità dell’allora assessora Costanza Di Sieno, nell’aprile 2012 avanzai una proposta-provocazione all’amministrazione comunale.
Scrivevo nella proposta, denominata “Luceria, un’idea per un polo culturale della città”:
“Il patrimonio culturale lucerino merita un altro destino: maggiore rappresentazione e migliore tutela. In questo senso, il leone funerario in pietra che attualmente è nell’atrio di palazzo Mozzagrugno, meriterebbe migliore destinazione, esaltando la sua “natura” di grande reperto storico, come esistono pochi esemplari riferiti all’epoca imperiale (tra l’altro, l’unico nel Mezzogiorno ad essere rimasto integro). Pertanto, sarebbe opportuno destinare il leone in pietra ad altra sede, magari in una sala del Museo Fiorelli e renderlo simbolo dell’assessorato alla Cultura del Comune di Lucera”.
Insomma, auspicavo per il leone in pietra una riscoperta e una valorizzazione, quasi fosse pari ai bronzi di Riace, così da far rivivere il legionario Aurelio e concretizzare a futura memoria gli studi e gli scritti di Luigi Todisco che alla scultura antica ha consegnato pagine di grande interesse archeologico e storico.
Com’è finita?
Da palazzo Mozzagrugno nessuna risposta. Nel frattempo c’è stato un altro giro di valzer…
Maurizio Tardio