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Domani si vota/ Papa Francesco: “Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi”

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Disaffezione e sfiducia nella politica: «C’è speranza di uscire da questa situazione bloccata, che lascia insoddisfatti e delusi?». Alcune considerazioni in vista delle prossime elezioni amministrative

 

  «Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico» (Papa Francesco a Firenze, 10 novembre 2015).

Guardare dal balcone: non è forse questo l’atteggiamento di tante persone quando si parla di politica? Sopraffatti dai problemi e dalle difficoltà che a volte sembrano insormontabili, si può vivere una stanchezza della libertà e della responsabilità, che si traduce in una crescente disaffezione al voto e in una sfiducia verso qualunque formazione politica.

Ma tale disaffezione e tale sfiducia non hanno origine solo nella politica; ben altra ne è la causa: una crisi dell’io di fronte al «vivere che taglia le gambe» (C. Pavese, Dialoghi con Leucò), una crisi che si manifesta come noia invincibile, misterioso letargo.

C’è speranza di uscire da questa situazione bloccata, che lascia insoddisfatti e delusi?

Forse basterebbe un minimo di attenzione a se stessi per riconoscere che in chiunque rimane – anche se appena accennato e perfino inconsapevolmente – il desiderio di un bene: è una «esigenza di rapporti esatti, giusti fra persone e gruppi, l’esigenza naturale umana che la convivenza aiuti l’affermazione della persona, che i rapporti “sociali” non ostacolino la personalità nella sua crescita» (L. Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza).

È questo desiderio, come bandiera della libertà umana, che fonda lo spirito di un’autentica democrazia: l’affermazione e il rispetto dell’uomo nella totalità delle sue esigenze di verità, bellezza, giustizia, bontà e felicità. Tutto il gioco della vita sociale dovrebbe avere come scopo supremo quello di mantenere vivo e alimentare il desiderio da cui scaturiscono valori e iniziative che mettono insieme gli uomini.

Nel 1992, in un momento nel quale il nostro Paese era investito da un terremoto politico-giudiziario, don Giussani non rimase a guardare la vita dal balcone, ma offrì il suo contributo invitando a scommettere proprio sul desiderio: «Chissà se questo desiderio di rendere meno difficile la vita dei propri figli, o di un dato gruppo di persone, sfondi a un certo punto l’orizzonte. Cioè, se chi ha questo desiderio capisca che, per poterlo realizzare, ha bisogno di un ideale, di una speranza. Io penso che si possa sperare questo» (Corriere della Sera, 18 ottobre 1992).

Come cristiani apparteniamo a una realtà che alimenta questa speranza e che ci lancia in un interesse per tutta la realtà, a cominciare dai rapporti più intimi e familiari fino alle vicende del mondo. Come ha detto papa Francesco a Firenze: «Dobbiamo sempre ricordare che non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile. I credenti sono cittadini».

Chi si candida alle prossime elezioni amministrative può farlo per ritagliarsi la sua piccola fetta di potere, alimentando così la stanchezza della libertà e della responsabilità della gente; oppure può mostrare che si può cercare il bene comune – con umiltà e senza tornaconto personale – attraverso il dialogo e l’incontro. Ogni candidato può testimoniare che la politica è un bene, operando con realismo e prudenza, senza fare promesse che non può mantenere.

Occuparsi del bene di tutti in una amministrazione locale è esso stesso un bene, perché significa contribuire a fare delle nostre città una casa abitabile per tutti e per ciascuno.

 

 

 

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