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LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO IL SUD. Riceviamo e pubblichiamo.

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Nonostante siano già passati alcuni giorni dal fatidico 4 marzo, seguitano a destare viva impressione la pochezza intellettuale e la radicale superficialità utilizzate dai media nazionali – quasi tutti nord centrici o subordinati a vecchie e nuove logiche decadenti – per interpretare i risultati elettorali espressi dalla popolazione residente nel Mezzogiorno.
Sono gli stessi giornali e le stesse tv che in questi anni hanno abilmente fomentato odi e paure, orientando l’elettorato verso approdi troppo spesso razzisti, persino xenofobi, utilizzando commentatori ritenuti dotti e sapienti, ma che in realtà, dall’alto di un fragile piedistallo, hanno messo in evidenza solo deboli e sciatte analisi a trazione nordica e leghista, neppure degne del più bieco populismo, tanto da risultare all’osservatore attento del tutto artefatte.
Ancora una volta, personaggi dalla fama del tutto immotivata perché conquistata al prezzo di un servilismo finalizzato a conservare il divario tra le “Due Italie”, si concedono il lusso di perseverare nell’offesa e nell’insulto nei riguardi del popolo meridionale, ritenendolo ignorante e incapace di esprimere un consenso elettoralmente ad di fuori di logiche parassitarie, assistenziali, mafiose.
Vili servi al servizio di quel potere nefasto che negli ultimi 25 anni ha saputo solo partorire politiche producenti un divario economico mai prima raggiunto, a scapito di un Sud abbandonato e remissivo, votato all’arretratezza e all’emigrazione. Come sempre, più di sempre.
Finti intellettuali del “cavolo” a cui – quasi fossero scolaretti di scuola elementare –, documenti e statistiche alla mano, occorre letteralmente insegnare, perché sprovveduti, che dagli anni Novanta in poi, sopraggiunta la fine della famigerata classe politica della prima Repubblica, il Mezzogiorno è stato totalmente escluso da qualsiasi prospettiva di sviluppo economico per scelte prettamente politiche e ideologiche. Messa da parte l’annosa “Questione Meridionale”, emergeva inopinatamente una falsa “Questione settentrionale” a trazione Lega Nord, alimentata e fieramente sostenuta dagli stessi media che ora “sputano fango”, per aggravare un divario già non più sostenibile e sopportabile.
La straripante vittoria elettorale del M5S nel Mezzogiorno non nasce forse dalla totale inadeguatezza di logore classi politiche di tenere in considerazione le sacrosanti ragioni del Sud?
Tra una fake news e l’altra, l’ultima sul reddito di cittadinanza, questi intellettuali “a servizio” si sono giocati ogni minimo residuo di credibilità.
Giova ricordare che istituita dalle regioni Puglia e Basilicata la Giornata della Memoria delle vittime meridionali del Risorgimento, alcuni docenti del Dipartimento di studi umanistici dell’Università Bari manifestarono la propria opposizione, ritenendo che un tale evento potesse assumere i caratteri di un revisionismo acritico con risvolti di possibile natura elettorale. Giova anche ricordare che a sostegno della stessa si schierò il mondo meridionalista, sostenendo che la Giornata istituita potesse servire a chiarire e portare alla luce gli aspetti negati del nostro processo unitario e a superare l’evidente immobilismo dogmatico che, come sosteneva Lino Patruno, appariva come un adattamento passivo a quelle che già si annunciavano come variegate forme di decadentismo al potere.
Possiamo sottrarci dal ricordare che in quel frangente abbiamo avuto il pieno sostegno dei rappresentanti del M5S?
Rifuggendo dalla tentazione di costituirsi in partito, i più noti meridionalisti – a cui, come ricorda Gennaro De Crescenzo, sono stati offerti sicuri posti in lista, cortesemente declinati – hanno invitato i candidati, esclusi quelli della Lega, a sottoscrivere l’ Agenda Sud 34%, affinché assumessero l’impegno, una volta eletti, di sostenere le giuste rivendicazioni del Mezzogiorno, completamente inevase negli ultimi 25 anni.
Un semplice impegno, del tutto ordinario, affinché la spesa pubblica, diversamente che dal passato, fosse distribuita sull’intero territorio nazionale con il riequilibrio nella gestione delle Università, degli asili, delle mense scolastiche, fino alla riammissione nelle indicazioni ministeriali sulla letteratura del Novecento dei letterati del Sud. Un impegno affinché ci fosse al più presto il riequilibrio dei livelli di assistenza sanitaria per evitare la vergognosa e tremenda emigrazione di malati verso le strutture del nord Italia. E, inoltre, un impegno per il riequilibrio nelle spese per infrastrutture quali ferrovie, arterie stradali e aeroporti, per facilitare gli spostamenti e incentivare le attività produttive del Mezzogiorno.
Sembrerebbe scontato dirlo, ma non lo è affatto: questa semplice richiesta di impegno è stata sottoscritta quasi solo da candidati del M5S ed è stata del tutto ignorata dai candidati di quella classe politica che oggi è stata spazzata via. Dobbiamo forse dolercene?
Che il M5S abbia rappresentato una speranza per i meridionali è indubbio. Che possano rappresentare le istanze del Sud lo giudicheremo dagli atti.
In ogni caso, resta la macchina del fango messa in moto da pennivendoli di pessimo ordine e di scarsa etica professionale. Gli stessi che, se il M5S dovesse davvero allearsi con la Lega voltando le spalle al Sud, sarebbero subito pronti – potete scommetterci – a rivedere a 180 gradi i loro slavati e infimi giudizi sul M5S.
Mai quelli irriguardosi contro il Sud e i suoi residenti.
L’Italia continua ad essere un paese «in cui la narrazione storica sembra l’arringa di un pubblico ministero che deve mandare in galera il Sud a ogni costo». Fermiamo la macchina del fango!

Michele Eugenio Di Carlo

 

 

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