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Vieste/ Processo AGOSTO DI FUOCO, la DDA chiede 7 condanne. Oltre 90 anni di carcere nei confronti di presunti esponenti del clan Perna

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La Dda ha chiesto 7 condanne per complessivi 91 anni e 10 mesi di reclu­sione, con pene oscillanti da 7 a 20 anni, nel processo abbreviato «Agosto di fuoco» in cor­so davanti al gup di Bari Anna Rosa De Palo nei confronti di 7 garganici, 6 viestani e 1 manfredoniano, arrestati tra l’agosto e il no­vembre del 2018 in tre blitz della Polizia. Sono accusati a vario titolo di traffico di droga aggravato dalla mafiosità; spaccio di cocaina e marijuana; detenzione e porto illegale di armi per fatti avvenuti tra la primavera e il maggio 2018. Alcuni imputati sono ritenuti componenti del clan Perna (era ritenuto ca­peggiato da Girolamo Perna, estraneo all’in­chiesta e morto am­mazzato lo scorso 26 aprile) rivale del grup­po Raduano nella san­guinosa guerra di ma­fia per il predominio nei traffici di droga, che a Vieste dal gennaio 2015 ad oggi ha contato 10 omicidi, 1 lupara bianca e 6 fe­rimenti.

LE RICHIESTE DI PENA

Il pm Luciana Silvestris ha chiesto 20 anni di reclusione a testa per i viestani Claudio Iannoli, 43 anni ed il cugino Giovanni Iannoli di 33 anni, ritenuti al vertice del gruppo insieme al de­funto Perna; 12 anni e 2 mesi la pena invocata per Raffaele Giorgio Prencipe viestano di 35 anni; 11 anni per il manfredoniano Gae­tano Renegaldo di 41 anni; 10 anni e 10 mesi per Carmine Romano, 49 anni di Vieste; 10 anni e 8 mesi per il concittadino Giuseppe Stramacchia di 33 anni; e infine 7 anni e 2 mesi per Stefan Cealicu di 44 anni, romeno residente a Vieste. Dopo la requisitoria sono cominciate le arringhe difensive (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Salva­tore Vescera, Fortunato Rendiniello, Mi­chele Arena, Rosario Marino, Nicola Totaro e Michele Candiani) che proseguiran­no il 22 novembre. La data in cui verrà emes­sa la sentenza – in caso di condanna gli im­putati beneficeranno dello sconto di un terzo per la scelta del rito – non è stata ancora fissata.

BUTZ IN 3 ATTI

L’operazione «Agosto di fuoco» della Polizia coordinata dalla Dda av­venne in tre atti con 10 arresti complessivi, n primo atto è 21 agosto 2018 quando finirono in carcere i cugini Claudio e Giovanni Ian­noli, bloccati a Vieste su decreti di fermo firmati dalla Dda. D10 settembre successivo il gip del Tribunale di Bari accogliendo le richieste della Procura antimafia firmò 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere ancora nei confronti dei cugini Iannoli (gli vennero notificate in cella) e dei compaesani Prencipe, Romano, Stramacchia, del romeno Cealicu e di un altro viestano con una po­sizione marginale, che ha patteggiato nei mesi scorsi. Infine il 4 novembre 2018 prosieguo delle indagini fu disposto dal gip l’arresto-ter di Claudio Iannoli, quello- Raffaele Giorgio Prencipe, e quello del fredoniano Gaetano Renegaldo sul presupposto che quest’ultimo avesse rifornite coimputati viestani di cocaina per 7 euro. Ai primi del 2019 la Dda chiese e ottenne dal gip di Bari il processo immediato (serve a saltare l’udienza preliminare) per i 7 garganici, e che doveva celebrarsi a partire dal 13 marzo scorso davanti alla sezione collegiale del Tribunale di Foggia; i difensori optarono per il rito abbreviato e gli atti processuali vennero così inviati al gup di Bari.

INTERCETTAZIONI

Sono le captazioni ambientali l’elemento principale d’accusa nell’inchiesta «Agosto di fuoco». Nei colloqui intercettati dai poliziotti si parla di «bamba «pane bianco», «cosa» per indicare la cocaina; di “pacchi” e “fumo” per marijuana e hashish; di «ferri lunghi» e «tipo americano» per indicare fucili e in particolare quelli a pompa; di «ferri piccoli» per le pistole.

I RUOLI DEGLI IMPUTATI

Sono 10 i capi d’imputazione di cui rispondono a vario ti­tolo i 7 garganici in attesa di giudizio. A tutti la Dda contesta il più grave reato di traffico di droga, cocaina e marijuana essenzialmente, secondo questi ruoli: i cugini Iannoli quali organizzatori che «raccordavano l’attività dei sodali, intrattenendo rapporti con for­nitori e intermediari, fornendo indicazioni sui canali di approvvigionamento, moda­lità di occultamento e reti di distribuzione della droga»; il manfredoniano Renegaldo sarebbe stato il «forni­tore di considerevoli quantitativi di droga»; mentre Prencipe, Stramacchia, Romano e Cealicu si sarebbero occupati di «approv­vigionamento, occultamento, taglio, confe­zionamento e distribuzione della droga a in­termediari e spacciatori».

L’AGGRAVANTE MAFIA

In relazione al traffico di droga ai cugini Iannoli, a Prencipe e Renegaldo la Dda contesta 1’aggravante della mafiosità «per aver commesso il fatto al fine di agevolare la più vasta compagine criminale facente capo a Perna nell’ambito della violenta guerra di mafia con la fazione contrapposta facente capo a Marco Raduano» (quest’ultimo è a sua volta imputato in un blitz antidroga analogo dell’estate 2018 con richiesta di condanna a 20 anni) «per il controllo egemonico del territorio viestano e l’assunzione del monopolio in città nella ge­stione e commercio degli stupefacenti». Ci sono poi le singole imputazioni di spaccio e quelle relative alla detenzione illecita di ar­mi.

gazzettacapitanata


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