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Vieste/ A giudizio i due presunti autori del ferimento del boss Raduano. Chieste due condanne a 18 anni per l’agguato

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La Procura di Bari ha chiesto due condanne a 18 anni di reclusione per i pregiudicati Claudio e Giovanni Iannoli, cugini di 43 e 33 anni, imputati per il tentato omicidio del boss di Vieste Marco Raduano, compiuto il 21 marzo 2018.

Il processo si sta celebrando con il rito abbreviato dinanzi al gup del Tri­bunale di Bari Luigi Lambriola. La sen­tenza è prevista per il 23 marzo. Ai due imputati si contestano l’aggravante maliosa e quella della premeditazione. Stando alle indagini coordinate dal pm della Dda di Bari Ettore Cardina­li, i due imputati, in concorso con il pregiudicato Gianmarco Pecorelli e su mandato del capo clan Girolamo Perna (questi ultimi entrambi uccisi in ag­guati mafiosi rispettivamente il 18 gi­ugno 2018 e il 26 aprle 2019), tentaro­no di uccidere il boss del clan rivale colpendolo a braccia, spalla e gambe con due fucili e un kalashnikov.

Sec­ondo la Dda il ferimento rientra nel­la guerra tra i due clan rivali di Vi­este Perna e Raduano per il controllo dello spaccio, che dal 2015 ha causato nove omicidi e diversi tentati omicidi. L’agguato del 21 marzo 2018 è il sec­ondo della sequenza dei tre “delitti del 21 marzo”, come più volte evidenzia­to dalla Dda di Bari, dopo l’omicidio di Giuseppe Silvestri, avvenuto a Monte Sant’Angelo il 21 marzo 2017, e quello di Francesco Pio Gentile, commesso a Mattinata il 21 marzo 2019.

Per gli inquirenti baresi è una data “evocativa”, il primo giorno di primavera, scelto dall’associazione Libera per ricordare le vittime di mafia, nel quale “anziché celebrare la vita – ha detto tempo fa il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe – la mafia celebra la morte”.


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