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Comune di Vieste/ Ottimo riscontro del servizio ” telefono amico “. Bilancio di un mese di attività

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Il “Telefono Amico” è  un servizio istituito dal Comune di Vieste dall’inizio dell’emergenza ed è svolto gratuitamente dalla Psicologa e Psicoterapeuta Teresa Bua e dalla Psicologa Francesca Basi. Il servizio ha l’obiettivo di focalizzarsi sull’ascolto verso chiunque provi solitudine, angoscia, tristezza, sconforto, rabbia, disagio e senta il bisogno di condividere queste emozioni con una voce amica e sensibilmente ricettiva.

Soprattutto in questo periodo, così delicato, surreale e particolare, che ci vede costretti a vivere nelle nostre mura domestiche, per mezzo del “Telefono Amico” si cerca di superare le tensioni emotive e far ritrovare benessere nelle relazioni personali, promuovendo la cultura dell’ascolto empatico come fattore di salute emozionale e di prevenzione del disagio emotivo che, in molti casi, si sta provando già da un po’, in questo momento della propria vita.

Per chi non desideri palesare la propria identità è possibile restare in totale anonimato, nel rispetto delle idee e del disagio di chi chiama. Inoltre, vige il segreto professionale, ovvero le telefonate sono coperte dal diritto di privacy.

Pertanto non dovete aver timore e/o vergogna nel chiamare. “Non esitate a farlo” affermano le due psicologhe “noi saremo pronte ad ascoltarvi e sostenervi psicologicamente ed emotivamente.

Esprimere un disagio interiore può essere una strada utile per poter scoprire dentro di sé la fiducia e le risorse necessarie per fronteggiare tale problema”.

Il “Telefono Amico” non si occupa solo di disagi, ma si rivolge a chiunque desideri avere qualcuno (in questo caso un professionista) con cui parlare, in un momento così difficile, anche semplicemente per dialogare. Ci sono tante persone che nascondono la loro sofferenza e sono inizialmente reticenti nel palesare esplicitamente la propria richiesta di aiuto. Ma nonostante ciò, stanno dimostrando a loro stesse, a piccoli passi, di provare sollievo nel contattare il servizio, riscontrandolo nella quotidianità.

Inoltre, si è osservato che spesso nasce il bisogno di raccontare uno spaccato di vita, fatto di ricordi nostalgici, profumi e sapori di un tempo, in alcuni casi, non così remoto, fantasie ed emozioni, sia di tristezza che di gioia, che riaffiorano ancor di più in tale circostanza di stallo. Proprio in questo clima di “parità” in é possibile trovare nelle due professioniste fiducia, eguaglianza, libertà ed amicizia disinteressata, con l’obiettivo di strappare anche semplicemente un sorriso e farvi distaccare dalla realtà attuale, proiettandovi verso la positività passata e futura.

Entrando più nel merito della situazione di emergenza che stiamo vivendo da ormai da due mesi, essa ci vede sottoposti a due principali fattori stressanti:

  1. Da un lato c’è la paura del contagio e di ciò che esso potrebbe comportare (il rischio per la propria salute e quella dei propri cari). 
  2. Dall’altro lato c’è lo stress che deriva dal destabilizzarsi di equilibri individuali e familiari precedentemente costruiti e strutturati. Ciò ha portato all’emergere di nuove problematiche prima inesistenti o all’inasprirsi e al riacutizzarsi di conflitti o disagi già presenti, ma considerati “gestibili”, in una situazione “normale”.

Le richieste di sostegno psicologico pervenute fino ad oggi al “Telefono Amico”, fanno capo ad entrambi questi ordini di fattori.

Nel primo caso, ci sono persone che chiedono di essere aiutate nella gestione di stati d’ansia che derivano dalla paura del contagio. Durante la telefonata vengono date indicazioni concrete per poter fronteggiare tali emozioni e sensazioni spiacevoli.

Nel secondo caso le problematiche sono variegate e dipendono dal particolare contesto in cui la persona vive. Si ricevono ad esempio molte chiamate da parte di:

– persone che vivono sole in casa, in gran parte anziani, la cui già preesistente solitudine è stata amplificata dall’attuale condizione di emergenza;

– donne e uomini che riportano un acuirsi delle problematiche di coppia e coniugali già presenti in precedenza;

– persone che hanno difficoltà nella riorganizzazione individuale e familiare della routine in ambiente domestico: ad esempio genitori alle prese con smart working, figli che si destreggiano con la didattica a distanza, relazioni familiari messe a dura prova dalla convivenza forzata. “In questo contesto” affermano  le due psicologhe “riceviamo spesso chiamate da parte di madri che chiedono aiuto per la gestione delle attività didattiche che i figli devono svolgere a casa o anche semplicemente per la modalità di organizzazione del tempo e delle attività ludiche da impiegare nell’ambiente domestico.

La comunicazione telefonica in questo periodo storico, in cui non è possibile colloquiare personalmente, si è rivelata essere un mezzo con un’importante funzione nell’ambito della comunicazione di vissuti esistenziali, essendo consapevoli del fatto che, rivolgendovi a noi, ovvero persone a voi sconosciute, instaurate un rapporto verbale avente come oggetto, in alcuni casi, problematiche anche molto personali, intime, rispetto alle quali esiste in genere un’oggettiva resistenza ad esprimersi”.

A tal proposito, va rivolto un appello particolare a tutte quelle donne che sono costrette, ora più che mai nel senso letterale del termine, a convivere forzatamente con uomini violenti che arrecano loro del male, e in casi ancor più estremi, ai bambini che subiscono anche loro, direttamente o indirettamente, atti di violenza psicologica e/o fisica, da parte di uomini che dovrebbero incarnare incondizionatamente valori positivi, protezione, buon esempio e supporto alla propria famiglia. In tali dinamiche familiari, le mura domestiche si trasformano in vere e proprie trappole. Abbiate il coraggio e la forza per reagire. La vostra via d’uscita e unica arma di difesa si chiama “Aiuto”. Non esitate a contattare  il Telefono Amico!”.

Il servizio è attivo tutte le mattine dalle ore 9:30 alle ore 12:00 (tel. 347 6939655) e tutti i pomeriggi dalle ore 16:00 alle ore 19:00 (tel. 329 2624449).

Dott.sse Teresa Bua e Francesca Basi


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