“Esiste un filo d’acqua che lega la memoria dei luoghi alla vita delle persone, un flusso silenzioso che scava la storia, trasportando racconti, gesti e tradizioni. L’acqua non è solo una risorsa naturale, ma un elemento che modella il paesaggio, condiziona le scelte di intere comunità e segna il destino delle persone, soprattutto di chi è ai margini.
“Leggendo Acque del Gargano. Memoria e paesaggi, emerge con forza questa relazione profonda tra il territorio e chi lo abita, tra le onde del mare e le vite di chi ha attinto alle sue sorgenti per costruire quotidianità e futuro.
“E a proposito di margini che abitano i territori, non si può non pensare all’acqua come elemento che ha sempre avuto un legame profondo con il genere femminile. Custodita, evocata, invocata, essa scorre nelle narrazioni antiche e nei gesti quotidiani, intrecciandosi con la vita e la sopravvivenza delle comunità. È la linfa della terra e del corpo, simbolo di generazione, di movimento e di resistenza.
“L’ecofemminismo ci insegna a leggere queste connessioni non come semplici metafore, ma come radici di un sapere ancestrale che il patriarcato e il sistema tecno-industriale hanno tentato di relegare ai margini.
Leggere questo testo con uno sguardo ecofemminista significa restituire voce a un sapere negato, riconoscere il valore politico ed ecologico delle pratiche di cura dell’acqua e comprendere come, nella lotta per la giustizia ambientale, non si possa prescindere dal ripensare il rapporto tra il corpo, la terra e l’elemento liquido che li lega indissolubilmente.
Nel corso della storia, le donne sono state le prime a vegliare sulle acque: raccoglierle, purificarle, distribuirle. Nei loro gesti si manifesta la relazione di cura, una consapevolezza del ciclo dell’acqua come ciclo della vita.
È attraverso questa lente che possiamo leggere il rapporto tra le donne e le acque del Gargano, un territorio in cui le sorgenti, i pozzi, le falde sotterranee e le acque marine hanno da sempre segnato l’esistenza delle comunità locali..



