Sono quelli della mafia garganica a Monte S.Angelo, Manfredonia e Mattinata.
Processo immediato dal prossimo 16 dicembre in corte d’assise a Foggia a 9 garganici, tra cui capi mafia e 3 pentiti, accusati a vario titolo dell’omicidio di Ivan Rosa ucciso a colpi di lupara il 19 marzo 2014 a Bosco Quarto in agro di Monte Sant’Angelo perché ritenuto vicino al clan Li Bergolis; e 2 lupare bianche: Francesco Li Bergolis allevatore parente dell’omonima famiglia scomparso a Mattinata il 24 giugno 2011, dopo essere stato torturato, picchiato e linciato; e il compaesano Francesco Armiento, parcheggiatore ucciso con un colpo di pistola, sparito il 27 giugno 2016 per punirlo per aver incendiato due auto. Il gip di Bari Valeria Isabella Valenzi considerata evidenza della prova e richiesta avanzata entro i 6 mesi dall’arresto (il blitz con 9 arresti è datato 6 luglio 2026), ha accolto la richiesta dei pm della Dda e fissato il giudizio immediato che salta l’udienza preliminare. Alla sbarra i fratelli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo di 51 e 37 anni, alias “Baffino”, pentiti, difesi dall’avv. Valeria Maffei; il compaesano Francesco Notarangelo, 61 anni, altro collaboratore di Giustizia difeso (avv. Sergio Luceri); Matteo Lombardi, 56 anni, di Monte, detto “u carpines”, ergastolano detenuto dal 2019, al vertice del clan Lombardi/Ricucci/Romito rivale dei Li Bergolis (difeso dagli avv. Francesco Santangelo e Pietro Schia-vone); Francesco Scirpol i, 44 anni, mattinatese, detenuto da anni, del clan Romito (avv. Michele Arena);
Pietro La Torre, 44 anni, manfredoniano, detenuto da aprile 2020, a capo del clan Lombardi/Ricucci/Romito (avv. Angelo Pio Gag-giano); Michele Silvestri, 38 anni, Monte, detenuto (avv. Santange lo); Giuseppe Lorusso, 61 anni, Manfredonia, detenuto (avv. Angelo Salvemini); e Renato Quitadamo, 44 anni, mattinatese, ai domiciliari, fratello dei 2 pentiti (avv. Alberto Ciuffreda). 13 pentiti hanno confessato; i 6 coimputati si dicono innocenti.
19 imputati rispondono a vario titolo di 11 capi d’accusa: omicidio aggravato da premeditazione, motivi abietti, crudeltà, mafiosità per metodi usati e per aver agevolato il clan Romito; soppressione di cadavere; porto illegale di pistole e fucili; ricettazione di armi e auto; incendio; false dichiarazioni al pm. Gli imputati hanno 15 giorni ora per chiedere eventualmente il giudizio abbreviato, in tal caso sarà il gup di Bari a processarli e ridurre le pene di un terzo ovviamente in caso di condanne. Nell’inchiesta sui 3 fatti di sangue compaiono quali presunti complici i nomi di altri 3 garganici, morti ammazzati nell’ambito della guerra tra gli ex alleati Li Bergolis e Romito che dal 2008 al 2024 ha contato una quarantina di sparatorie con 25 morti, 5 lupare bianche, 21 feriti/miracolati. Si tratta di Mario Luciano Romito, manfredoniano al vertice del clan, assassinato il 9 agosto 2017 nella strage con 4 vittime nelle campagne di San Marco in Lamis; il cugino Francesco Pio Gentile detto “Passaguai” mattinatese ucciso in paese il 21 marzo 2018; l’ex capo clan Pasquale Ricucci (cognato di La Torre) ammazzato a Macchia sotto casa TU novembre 2019.
Altrettanto numeroso l’elenco delle persone offese individuato dalla Dda e che potranno costituirsi parte civile. Ci sono i parenti di Francesco Li Bergolis assistiti dall’avv. Gianfranco Di Sabato; quelli di Ivan Rosa rappresentati dall’avv. Michele Guerra; e di Anniento, patrocinati dagli avvocati Antonio La Scala e Innocenza Starace. L’accusa poggia sulle dichiarazioni di numerosi pentiti, compresi i 3 sotto processo che hanno confessato. D blitz scattò il 6 luglio scorso quando il gip firmò 9 ordinanze cautelari: 3 ai domiciliari per i collaboratori di Giustizia Quitadamo e Notarangelo; 6 in carcere per gli altri 6 garganici (Renato Quitadamo ottenne poi i domiciliari). A Lombardi, Scirpoli e La Torre i provvedimenti di cattura vennero notificati in cella perché già detenuti per altra causa.
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