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TEMPESTA PERFETTA SULL’OLIO PUGLIESE, UNIONCAMERE LANCIA L’ALLARME: «È STATA PROVOCATA DALLA SPECULAZIONI»

Il segretario generale, Luigi Triggiani: «Il prezzo crolla per il prodotto dall’estero. I consumi non sono dimunuiti, chi commercializza non riconosce il giusto compenso».

Il paradosso è tutto nei numeri. La Puglia garantisce il 45% della produzione nazionale di olio d’oliva e i livelli di consumo non si sono ridotti. Ma per un meccanismo speculativo i prezzi sono crollati. «Le imprese hanno investito per migliorare processo, prodotto e comunicazione – spiega Luigi Triggiani, segretario generale di Unioncamere Puglia – e il consumatore sa che con l’olio extravergine ci si cura mangiando e che quindi è meglio sceglierlo buono e controllato».

Ecco l’andamento delle quotazioni. Negli ultimi 5 anni il prezzo medio dell’extravergine italiano, all’origine, è cresciuto con continuità, passando dai 4-5 euro al chilo del 2021 agli 8 euro al chilo del 2023, fino ai massimi storici di 9-10 euro al chilo di fine 2024. «Oggi lo stesso olio si svende a circa 4 euro al chilo – prosegue Triggiani – ed è come una pistola alla tempia degli operatori, costretti a rientrare dei prestiti bancari e con le cisterne ancora piene della produzione dell’anno passato».

Il punto è che cooperative e frantoiani lamentano, nella prima metà dell’anno, una paralisi totale del mercato.

«I volumi di vendita generali e quelli dei giganti del comparto – sostiene il segretario generale di Unioncamere Puglia – hanno continuato a crescere: i primi 5 o 6 player, che acquistano enormi quantità di oli (comunitari e non), controllano oltre il 60 per cento dell’olio confezionato, commercializzandolo in gran parte attraverso le grandi catene di ipermercati e supermercati, che rappresentano circa il 70 per cento del mercato. Intanto con il piano olivicolo nazionale il governo mira ad aumentare i volumi di produzione italiana, insufficiente anche a soddisfare il solo consumo interno. Con la metà dell’olio della migliore qualità ancora invenduto alla vigilia della nuova campagna, tutto ciò può sembrare un controsenso. E invece è necessario produrre di più, anche per evitare la desertificazione di molte aree ormai marginali. Chi produce, però è l’imprenditore sul territorio, che ha bisogno di crederci, per investire».

E infine le prospettive. «L’obiettivo è avere una seria politica agricola, senza contrapposizioni con l’agroindustria, con una filiera che salvaguardi redditi, innovazione, qualità e salute. Anche al fine di evitare concorrenza sleale e frodi che danneggiano il consumatore e che stanno portando l’agricoltura italiana ad una fase senza ritorno. Abbiamo un immenso patrimonio – conclude Triggiani – non solo agricolo».

corrieredelmezzogiorno