L’iniziativa, promossa dall’Università di Foggia e dal Policlinico, punta a sperimentare un modello innovativo di screening basato sull’integrazione tra dosaggio del Psa, risonanza magnetica e algoritmi decisionali per la stratificazione del rischio.
Foggia si candida a diventare un punto di riferimento nella sperimentazione di nuovi modelli per la diagnosi precoce del tumore alla prostata. Sono già oltre 1.000 gli uomini coinvolti nel progetto pilota avviato in provincia di Foggia dall’Università di Foggia e tuttora in corso, con l’obiettivo di valutare la fattibilità di un percorso strutturato di diagnosi precoce e raccogliere dati utili alla definizione di un modello potenzialmente estendibile ad altri territori.
L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di sensibilizzazione sulla salute maschile. Domenica 1° novembre ha preso il via, infatti, la campagna della Società Italiana di Urologia dal titolo «Una mela al giorno… per la prostata non basta! Farsi controllare è importante», lanciata a margine del 99° Congresso nazionale della Società, conclusosi il 31 ottobre a Riccione.
Il congresso è stato presieduto dal professor Giuseppe Carrieri, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia e direttore della Struttura complessa di Urologia del Policlinico di Foggia.
La campagna apre il mese dedicato a livello internazionale alla sensibilizzazione sulla salute maschile e richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione, invitando gli uomini a superare reticenze e resistenze culturali. Il messaggio è chiaro: l’assenza di sintomi non rappresenta necessariamente una garanzia di buona salute e i controlli periodici possono svolgere un ruolo fondamentale nell’individuazione tempestiva delle patologie.
A sostenere l’iniziativa sono numerosi testimonial provenienti dal mondo dello sport, dello spettacolo, del cinema e dell’informazione. Tra questi Ale e Franz, Lautaro Martínez, Alessandro Del Piero, Ronn Moss, Alessandro Bastoni, Giuseppe Cruciani, Simone Giannelli, Carlo Conti e Roberto Parodi. La loro partecipazione contribuisce a portare il tema della prevenzione a un pubblico ampio e trasversale, accrescendo la consapevolezza sui principali problemi urologici maschili, con particolare riferimento ai tumori della prostata e del testicolo.
Il tema della diagnosi precoce è stato anche al centro del confronto scientifico sviluppato durante le quattro giornate del congresso di Riccione, che hanno approfondito le principali innovazioni in ambito urologico: dall’uro-oncologia alla chirurgia robotica, dalle tecniche mini-invasive all’intelligenza artificiale, fino alla telechirurgia.
Innovazione tecnologica e prevenzione, dunque, sono due dimensioni che devono procedere di pari passo, attraverso percorsi diagnostici basati sulle evidenze scientifiche e sull’appropriatezza degli accertamenti.
Il carcinoma prostatico rappresenta, infatti, una delle principali sfide per la salute maschile. In Europa si registrano ogni anno oltre 417.000 nuovi casi e circa 92.000 decessi. In Italia, tuttavia, non è ancora attivo un programma nazionale organizzato di screening per questa patologia inserito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Il dosaggio del Psa, pur essendo ampiamente utilizzato nella pratica clinica, viene spesso effettuato al di fuori di percorsi strutturati. Una modalità che può comportare alcune criticità: dall’individuazione di tumori a basso grado, potenzialmente destinati a non evolvere in forme clinicamente significative, al rischio di esami di approfondimento e trattamenti non necessari. A ciò si aggiungono le disuguaglianze nell’accesso alla diagnosi, spesso legate alle disponibilità economiche dei pazienti e alla diversa offerta dei servizi sanitari.
Per questo motivo, il dibattito scientifico internazionale si sta orientando verso modelli di diagnosi precoce più mirati, capaci di integrare diversi strumenti diagnostici e di coniugare tempestività, efficacia e appropriatezza.
In questa direzione si colloca anche la raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 9 dicembre 2022, che ha invitato gli Stati membri a valutare, attraverso progetti pilota e ulteriori studi, la fattibilità e l’efficacia di programmi organizzati per la diagnosi precoce del carcinoma prostatico, basati sul dosaggio del Psa e, nei casi indicati, sulla risonanza magnetica.
È proprio in questo scenario che si inserisce il progetto avviato in provincia di Foggia, che punta a sperimentare un modello innovativo e strutturato di diagnosi precoce. Il percorso prevede l’integrazione del dosaggio del Psa con la risonanza magnetica e l’impiego di algoritmi decisionali per la stratificazione del rischio, con l’obiettivo di individuare gli uomini che necessitano di ulteriori approfondimenti e ridurre, al tempo stesso, il ricorso a indagini non appropriate.
Il progetto è nato nell’ambito delle attività urologiche universitarie sotto la direzione del professor Giuseppe Carrieri e coinvolge l’Università di Foggia, la Regione Puglia, il Policlinico di Foggia, la Asl Foggia e l’Ordine dei Medici della provincia di Foggia.
Una collaborazione istituzionale che mette in rete ricerca scientifica, formazione universitaria e assistenza sanitaria, con l’ambizione di contribuire alla costruzione di un modello di prevenzione più efficace, sostenibile ed equo. Gli oltre 1.000 uomini già coinvolti rappresentano un primo importante risultato di un’esperienza che potrebbe offrire indicazioni utili anche per lo sviluppo di futuri programmi organizzati di diagnosi precoce a livello nazionale.



