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ChiARA MENTE

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Carissimi concittadini (studenti, impiegati, commercianti, professori, casalinghe, operai, ecc., ecc.), ricordate l’argomento che trattiamo oggi e che vi ho anticipato la scorsa settimana? Ma che bravi, allora non siamo un popolo di distratti e apatici come spesso ci dipingiamo!! Bravi!

Cosa vi fa venire in mente la parola «adolescenza»? Pensateci… con calma, pensate anche solo a tre aggettivi. Scommetto che almeno due su tre sono negativi. Durante una delle ultime lezioni che ho seguito alla scuola di specializzazione di Caserta, tenuta dalla docente (psicoterapeuta molto conosciuta ed apprezzata nei confini nazionali e nel resto d’Europa perché, tra l’altro, è stata una delle pioniere della mediazione familiare (*), come utile strumento per far sì che con la fine di un matrimonio e dei doveri coniugali non finiscano i diritti e doveri genitoriali in Italia e soprattutto nel meridione) fu chiesto a ciascuno degli allievi un aggettivo associato all’adolescenza. E’ venuta fuori una lista che sembrava l’elenco dei sintomi di una malattia: irrequietezza, ribellione, crisi, violenza, paure, intolleranza, inadeguatezza. Perché solo aspetti negativi? E’ possibile che in adolescenza sia tutto da buttare? E come si sopravvive, allora? Cosa proviamo quando siamo dinanzi ad un bambino? Tenerezza, per lo più. Cosa proviamo quando vediamo gli adolescenti? Perché i sentimenti che suscita in noi un adolescente sono diversi da quelli che suscita un bambino? Gli adolescenti non sono né bambini né adulti, siamo tutti d’accordo su questo: a dispetto di tante cose cambiate negli anni questa condizione a metà è rimasta tale e quale, vale sia per coloro che vivono l’adolescenza  oggi sia per coloro che l’hanno ormai alle spalle da qualche decennio. Proprio voi, ricordate come eravate da adolescenti? Forse direte che prima si lavorava duro fin da 12, 13 anni e si ricopriva già un ruolo e delle responsabilità da adulti. Non vi dò torto ma, «dentro», come vi sentivate? vi sentivate davvero adulti come sembravate? C’è un altro aspetto dell’adolescenza che, da che mondo è mondo, è rimasto uguale: il conflitto tra genitori e figli. E Come mai? Infine, questa crisi adolescenziale è proprio solo adolescenziale? Non sarà anche una crisi genitoriale? Qualcuno penserà che mi è venuta una crisi d’identità: quante domande!  Non preoccupatevi non mi sento Gigi Marzullo: io mi aspetto anche delle risposte. Coraggio!

Le mie, se volete, le avrete la prossima settimana, sempre su «Il Faro» di Vieste.

Stateve bbuon!

Michela Silvestri, psicologa

 

 

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IL DECALOGO DELLO PSICOLOGO

Le 10 regole d'oro consigliate dall'Ordine Nazionale degli Psicologi per un rapporto chiaro e sereno tra professionista e cliente/paziente

1. Lo Psicologo non prescrive farmaci; fa psicoterapia solo se è specializzato (cioè oltre al titolo di Psicologo ha anche quello di Psicoterapeuta).

2. Telefonate all'Ordine Regionale o Provinciale degli Psicologi se avete  dubbi sulla specializzazione dello psicologo (Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, via F.lli Sorentino 70100 Bari — tel. 080/5421037 – fax 080/5508355 — e-mail segreteria@psicologipuglia.it)

3. Nel caso di psicoterapia chiedete quale tipo di terapia intende applicare con voi.

4. E' vostro diritto conoscere la durata approssimativa della terapia, costo delle sedute, regole del rapporto terapeutico.

5. E' vostro diritto interrompere la terapia se non da' risultati.

6. Lo Psicologo/Psicoterapeuta è obbligato al più assoluto segreto professionale.

7. Con lo Psicologo o lo Psicoterapeuta non si fa amicizia. Non si fa psicoterapia con gli amici.

8. Lo Psicologo non propone al suo paziente affari economici.

9. Lo Psicologo non accetta compensi al di fuori di quelli pattuiti.

10. Chi richiede al servizio pubblico lo Psicologo può rifiutare colloqui preliminari con psichiatri o assistenti sociali.