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ChiARA MENTE

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Cari concittadini, ci siamo salutati sul comprendere gli adolescenti.
Io sono d’accordo a metà.

Sono d’accordo perché gli adulti sono un po’ dei dittatori…su, non nascondiamolo! Mi spiego meglio: pretendono di misurare tutto col metro dell’adultità e questo va bene quando bisogna dare una restituzione agli adolescenti (dare regole, inculcare valori, principi…) ma per capirli bisogna immedesimarsi. Che cosa difficile!!

Sono d’accordo perché una cosa che non si dice è che per ben 10 anni della nostra vita (dai 7 fino ai 17 circa) tutti noi elaboriamo un vero lutto. Vedete, in psicologia per lutto non solo si intende la sofferenza per la morte di una persona cara e il distacco fisico da questa ma sofferenza per qualcosa che non esiste più: non esistono i genitori di prima, non esiste il corpo di prima.  

Lo specchio non mente!

Da un certo momento in poi esiste un aspetto nuovo: peluria, maturazione degli organi sessuali, gambe e braccia più lunghe, aumento del peso, della statura, del numero di scarpe, movimenti non tanto coordinati. Il cervello invia messaggi nuovi in seguito ai cambiamenti fisiologici che investono tutto il sistema e quindi tutto deve trovare un nuovo, diverso equilibrio. Avete mai pensato osservando un nipote o un figlio di questa età: «Che strambalone!!». Questo accade perché anche gli impulsi elettrici che il cervello emette alle fibre motorie devono essere tarati nuovamente! Tutto dev’essere tarato secondo altri parametri.

Dico che gli adolescenti vanno compresi ma attenzione: comprendere non vuol dire giustificare!!!

Proprio in questa fase la testa spesso è affollata da punti interrogativi: in fondo ci si sta chiedendo, non sempre consapevolmente, «Chi sono io??» e si sperimenta grande disorientamento.

E’ proprio ora che bisogna ricevere messaggi chiari, non ambigui e coerenza. Si ha bisogno di punti esclamativi non di giudizi, di istruzioni per l’uso (per vivere, cioè) non come vivere (come vivere si apprende osservando l’esempio della famiglia e l’esempio si metterà in pratica una volta adulti), né si ha bisogno di averla vinta!!!

Riflettiamo mai sulla posizione che assumiamo quando parliamo con la generazione successiva alla nostra? Si tende ad assumere una postura frontale, raramente ci si mette di fianco. Non è un caso. Si tratta di uno di quei comportamenti non verbali che abbiamo, la scienza afferma che li abbiamo ereditati con l’evoluzione della specie (da scimmie a esseri umani) la Fede ci dice che fanno parte dei doni di Dio. Religione e scienza a parte, di fatto noi non ci esprimiamo solo con il linguaggio delle parole!

Di fronte vuol dire potere, comando, sfida, di fianco vuol dire collaborare e collaborare vuol dire anche chiedere aiuto e chiedere aiuto per molti è segno di debolezza. Sottovalutiamo troppo il valore ed il potere di ciò che non è parola!!

Appello agli adulti: quando siamo nel pieno di una discussione con un adolescente e pensiamo «Mo te leve da u munn»  invito a riflettete «non» tanto sulle parole ma su quello che «agiamo». Mettiamoci accanto!

Questo «non signficia che un genitore che si mette accanto ad un figlio perde la sua autorevolezza». Potrebbe invece voler dire: «Figlio mio, mi sono dimenticato cosa si passa alla tua età. Tu chiedi aiuto a me e io ti chiedo di aiutarmi a comprendere meglio ciò che stai vivendo».

Oppure: «Voglio fare meglio il mio mestiere di genitore. Io non sono perfetto. se non ti apri con me come posso darti quello di cui hai bisogno: non sono mica un mago!?».

Via via nell’adolescenza si comprende, con dolore e delusione che gli adulti sono imperfetti ma che grande traguardo sarebbe per un adulto ammetterlo per primo!

Non finisce qua.

Alla prossima settimana.

Michela Silvestri, psicologa


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