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BOTTEGA D’ARTE ORAFA, UN RIFUGIO DI SENTIMENTI

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Posso?

«Avanti, prego, quale buon vento, in cosa posso esserti utile?».

Non ho una lira, non allargarti in avances, passavo e curioso, mi chiedevo, anzi ti chiedo: bel coraggio un giovane che si mette a lavorare gioielli e per giunta a Vieste?

«Fin da piccolo ho avuto passione… diciamo che mi sentivo portato per lavori pratici, artigianali».

Unici…

«Sì… unici… come un gioiello».

Piccoli sogni, voglia di soldi subito, anche tu come i giovani di oggi e la retorica della vita dura, del presente che prende il posto del domani…

…e pensi che sarei rimasto a vivere e lavorare a Vieste?

E’ tutto in questa risposta Alessio Di Legge, 29 anni, terzo di tre fratelli, ragazzoni dalle idee chiare e decise. Titolare di un ameno laboratorio di «Arte Orafa» alla via Giovanni XXIII. Lo incontro all’inizio di una serata flaccida come solo la nostra città ti sa regalare. La verità forse sta che non s’incontrano tutti i giorni a Vieste giovani decisi a scommettere su se stessi. Anzi, non ce ne sono punto.

Tra voglia di futuro e incertezza i giovani nella nostra cittadina fanno fatica a crescere.

Tanti gli abbandoni scolastici e soprattutto sono in troppi ad essere attratti dal guadagno immediato.

Alessio, hai messo su un rifugio di sentiment?

«Non so se è proprio così. I gioielli fanno parte integrante della nostra cultura. Ci raccontano di civiltà antiche, ci parlano dell’uomo, dei suoi sentimenti, rievocano luoghi, volti, passioni. Con i loro stili datano le nostre esistenze, ci ricordano abitudini di vita».

Ho capito: solo un filosofo poteva fermarsi a lavorare a Vieste e scommettere su un lavoro artigianale. Tanti tuoi coetanei sono giovani già vecchi che vivono ancora in famiglia e non credono nel futuro. Anzi per loro esiste solo il presente.

Quando è dove è iniziata la tua scommessa?

«Non ti nascondo che anche per me la cosa non è semplice. E dici bene quando parli di scommessa. In tanti a Vieste ancora ignorano cosa sia un orafo. Troppi sono attratti dalla pubblicità e fanno fatica ad apprezzare un lavoro fatto a mano. Ho iniziato giovanissimo. Mi recai da mio fratello che studiava a Firenze che m’invogliò a iscrivermi all’Istituto Perseo dove ho conseguito l’idonietà. Per la verità, visto che me la cavavo abbastanza bene, gli stessi professori mi hanno anche fatto dirigere numerosi corsi per giovani che si avviavano a questo mestiere. Scuole frequentate per lo più da americani e giapponesi. Ho lavorato, anche con importanti griffe dove ho potuto far esperienza e affinare l’arte di far un gioiello. Un gioiello non nasce per caso ma nasce dalla forza del fuoco, del martello e dell’ingegno. Nasce nella mente del disegnatore. Un orafo deve saper interpretare le curve e gli spessori, come diciamo noi».

Come va il lavoro a Vieste?

«Non mi lamento. Diciamo che va a passo con la mentalità del paese. Ai miei amici ripeto sempre che i gioielli parlano di noi dal passato e nel futuro. Anzi, aggiungo che un gioiello è intuizione, interpretazione, vita».

Ma, loro, oggi acquistano acciaio…

«(risata)… E’ vero, spesso la parola «gioiello» è inflazionata, usata a sproposito. Gioiello dovrebbe essere definito solo ciò che è prodotto con i migliori materiali preziosi o semipreziosi che si è deciso di utilizzare, con le migliori mano d’opere possibili e che ha un contenuto artistico. Per fortuna ci sono molte persone di mezza età, anche anziani che la pensano diversamente. Ci tengono ad avere gioielli esclusivi. Non faccio fatica a reinterpretarli come credono, meglio se mi lasciano fare. Classico o moderno non mi fa differenza. Semmai c’è qualche mugugno quando devono pagare. Diciamo, per usare un eufemismo, che tendono a svalutare il tuo lavoro. Chissà, forse non percepiscono appieno il significato di un lavoro fatto a mano».

Diciamolo, di un artista.

Cos'è l'arte per Alessio Di Legge?

«E' come una pepita in miniera. Si sta per ore senza trovare nulla. Poi, improvvisamente brilla! L'arte non si racconta, si fa vedere e deve essere capita dall'intellettuale e dalla persona meno colta. L'arte deve trasmettere sempre qualcosa».

Consiglieresti ai tuoi coetanei di mettersi in proprio?

«Sicuramente sì, e aggiungo che grazie al turismo Vieste offre tanti sbocchi. Nei servizi, per esempio, dove è carente. Non capisco perché non si buttano in quei lavori dove mancano le professionalità. Penso ad agenzie di marketing, di servizi, agenzie che organizzano itinerari, agenzie che studiano i flussi turistici, che raccolgono prenotazioni. Ad un cal center. Ecco, gli direi di crederci. Noi siamo fortunati a vivere in un contesto del genere. Ma se siamo i primi a non crederci allora tutto diventa più difficili».

Sei proprio convinto e deciso a scommettere su Vieste?

«Deciso. Anche se a volte mi prende il magone. Ma se dovesse andarmi me ne farò una ragione. Spero che ciò non avvenga il nostro paese ha bisogno di segni della tradizione che si proiettano nel futuro…».

Benvenuto Alessio nel club degli ultimi poeti. Qualcuno ha scritto che Vieste senza la sua poesia, cioè la sua bellezza non sarebbe più Vieste. Tu sei un poeta. Vieste ti merita.

Auguri. «Grazie».

n.


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