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L’AEROPORTO DEL GARGANO

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Gino Lisa: un'agonia lunga piu' di 33 anni

La misura è colma, e lo è da un pezzo. Gli animi sono esasperati, la delusione attraversa il ciclo generazionale e i contorni della vicenda spaziano nel tragicomico con disarmante disinvoltura. E’ tempo che si dia un taglio alla “telenovela” dell’aeroporto di Foggia. Lo esige il doveroso rispetto verso i cittadini dell’intera Capitanata e lo impone un’etica morale e politica, a lungo trascurata, in grado di dissolvere la cortina di degrado globale, che avvolge questa comunità.

E’ da più di 33 anni, oltre un quarto di secolo, che le sorti del “Gino Lisa” sono paragonabili a quelle dei dannati collocati da Dante “tra color che son sospesi”. Lo spreco di risorse è stato ingente. I risultati nulli. L’alternarsi di competenze mediocri, piuttosto inquietante. Il succedersi di annunci di soluzioni finali ha riempito pagine e pagine di quotidiani locali, mettendo a nudo la credibilità istituzionale di quanti, nel tempo, si sono succeduti alla guida della Provincia Dauna.

Nel frattempo la città è cresciuta e nella sua evoluzione ha continuato ad abbracciare l’aeroporto, soffocandolo. A sua volta, l’aeroporto stesso è stato, ed è, argine ed ostacolo allo sviluppo urbanistico foggiano, verso quell’area che, comunque, ha visto sorgergli a ridosso numerosi insediamenti artigianali e commerciali, fino a comprendere l’articolato centro Gds della Mongolfiera. Trentatre anni che sulla traiettoria di una pista insufficiente e inadeguata si trova e si sviluppa il complesso sanitario degli Ospedali Riuniti. Trentatre anni che lo stillicidio di soluzioni tampone crea illusioni, accende speranze e mortifica delusioni di operatori, viaggiatori, pellegrini, turisti e uomini d’affari. L’invidiabile opportunità di appartenere ad un’unica società aeroportuale pugliese, la Seap, insieme a Bari Palese, Brindisi e Grottaglie, alla lunga si è rivelata, invece, un’autentica penalizzazione. Conquistatane la direzione, l’egocentrismo di Bari e Brindisi ha di fatto impedito alle ali Foggia e Grottaglie di mettersi in volo. Creando l’assurda situazione di una regione lunga oltre 400 km., con i due maggiori aeroporti  situati a 90 km. l’uno dall’altro.

Forse bisogna che si cominci a non considerare più il “Gino Lisa” come l’aeroporto di Foggia. Ma di abituarsi a pensarlo come l’aeroporto del Gargano. In questa più consona dimensione, potrebbero esserne più chiare le esigenze, le finalità, l’ottimale ubicazione, le potenzialità e i limiti, fino ad oggi evidenziati, degli interventi sull’attuale struttura. Pensarlo come aeroporto del Gargano, renderebbe più evidente l’inutilità di sforzi volti a rendere possibile l’atterraggio di aeromobili con poche decine di posti, che non riusciranno mai ad essere funzionali alle esigenze di un territorio a vocazione turistica. Dalla costa al più piccolo centro dell’entroterra, dalle mete religiose ai cammini storico-eno-gastronomici. Inutile girarci intorno. Così com’è, e soprattutto così dov’è, quell’aeroporto non potrà mai essere l’aeroporto del Gargano. Meglio sarebbe, allora, che Amministrazione Provinciale, Comunità Montane, Comuni, Associazioni di categoria e quant’altro si consorziassero per far propria, e rilanciare formalmente, l’iniziativa già avviata dalla Camera di Commercio di Foggia, per la conversione parziale dell’aeroporto militare di Amendola (tra Foggia e Manfredonia) in aeroporto civile. La recente omologa conversione ed inaugurazione dell’aeroporto di Comiso, in Sicilia, apre prospettive insperate fino a qualche tempo fa. Chi avrebbe mai immaginato che quella base militare, così strategica per l’ubicazione nevralgica e per gli assetti tecnico-bellici presenti, potesse in così poco tempo risolvere i problemi di ricettività aerotrasportata della costa meridionale dell’isola? Il rilancio delle destinazioni balneari sul Canale di Sicilia e di comprensori storico-artistico-culturali come la Val di Noto, la valle dei Templi e gli insediamenti archeologici di Piazza Armerina, troppo a lungo penalizzati dalla lontananza dagli aeroporti di Catania e di Palermo, è finalmente assicurato. Se è stato possibile per Comiso è legittimo poterlo sperare anche per Amendola. Qui si potranno misurare forza politica e capacità organizzativa e amministrativa di una classe dirigente locale, che volesse davvero imprimere una svolta alle sorti della Capitanata. Porsi obiettivi ambiziosi ci aiuterà a crescere e ad essere protagonisti dei nostri destini. Ma è necessario un “colpo di reni”. Per capovolgere le sorti di una partita, che ci vede partecipanti passivi da troppo tempo. E Dio solo sa quanto sia urgente per tutti noi e per l’intero Mezzogiorno.

Antonio V. Gelormini


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