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Così ho visto truccare i test di Foggia

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Per la seconda volta mi sono riproposto ai test d’ingresso in Medicina e Odontoiatria (15 euro a test per poterli sostenere, più le spese per viaggio ed alloggio visto che vengo dalla provincia di Lecce). L’anno scorso ho voluto tentare a Bari ed ho raggiunto i miei 38 punti ma, ahimè, non sono riuscito a rientrare tra i 324. C’era chi era stato – diciamo – “più bravo di me”.

L’andazzo della prova a Bari l’ho potuto constatare di persona… tante ingiustizie: telefonini accesi, buste lasciate aperte al momento della consegna, ragazzi con i propri tutor che si presentavano nelle aule… mentre io, ingenuo, ero andato a sostenere la prova in maniera onesta. Restavo sbalordito e scoraggiato per ciò che accadeva e che vedevo ma, nonostante tutto, ho continuato a risolvere i test. Pensavo che qualcosa fosse cambiata dopo che l’anno prima erano intervenute le forze dell’ordine durante lo svolgimento dei test (era andata, forse di proposito, via la luce per un po’ di tempo e nel frattempo era accaduto l’inimmaginabile!). Quest’anno, dopo un anno di allenamento ai test, ho voluto ritentare questa strada riprovando a Foggia e… niente è stato diverso!Tantissimi uomini di una certa età, aspiranti medici od odontoiatri. “Non sarà che anche questi sono qui per rispondere alle domande al posto di qualcuno?” Me lo chiedevo prima di averne la certezza. Le labbra di questi uomini si muovevano continuamente per dare suggerimenti. Altri ancora, dopo meno di mezz’ora, si alzavano e andavano via non so per quale motivo e poi… come facessero ad aver già letto tutte le domande e nel frattempo anche a rispondervi ( visto che si tratta di 80 domande e in media si hanno meno di due minuti per leggere e rispondere a cadauna)? Candidati che consegnavano i quiz molto tempo dopo la chiusura della prova, commissari rigorosi con alcuni, (così come con me, infatti appena è scaduto l’orario una signora mi ha strappato il foglio di mano perché affermava che non potevo più ricopiare le risposte prima trascritte come suggerito da loro sul foglio delle domande), e non con altri che, invece, venivano lasciati tranquilli al loro posto. Intanto venivano aperte le porte e dall’esterno giungevano suggerimenti a raffica. ”Beato”- dicevo tra me e me – “chi può ancora copiare”! Noi candidati non eravamo divisi per età come prescrive l’ordinanza ministeriale; inoltre ad ognuno di noi era stato assegnato un numero prestabilito che si riferiva al posto dove sarebbe dovuto stare seduto per svolgere la prova. Guarda caso, proprio tre candidati che prima della prova avevo visto fuori insieme, avevano il posto assegnato uno accanto all’altro… e c’è dell’altro. Ho visto con i miei occhi che ad un ragazzo era stato assegnato il numero seguente al mio e quindi di norma sarebbe dovuto stare seduto affianco a me. In verità lo è stato solo per qualche minuto… poi si è alzato ed è andato a sedersi vicino persone di sua conoscenza, arrivate dopo. E ancora: telefonini di alcuni tranquillamente accesi. Sono stato ingenuo a pensare che se avessi cambiato città sarebbero cambiate le cose. Pensavo stavolta di avercela fatta ma guardando al computer la mia prova ho visto degli errori che sono convinto di non aver fatto. Sarà veramente il mio foglio? Chiedo a gran voce giustizia. Mi rivolgo alla Federazione dell’ordine dei medici che vuole tutelare il numero programmato perché lo definisce “uno strumento al quale non si può rinunciare per garantire la qualità professionale dei medici od odontoiatri” e chiedo a costoro se questo sia un modo sano e corretto per garantire la professionalità dei medici.
Paride Marti Tuglie

da Il Messaggero


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