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PARCO del GARGANO: Vestire un abito nazionale

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Il nuovo anno, qui sul Gargano, non inizia sotto buoni auspici. L’annunziato commissariamento del
Parco Nazionale del Gargano ha scatenato, com’era prevedibile, un putiferio di polemiche con, l’altrettando prevedibile, ping.pong di responsabilità distribuite in parti uguali fra Associazioni, Comuni, presidenza dell’Ente.Questo ennesimo colpo, alla debole politica del Gargano, invece di aprire un spazio per capire e seguire attentamente la situazione e, per prepararci ad un nuovo scenario, ha fatto riemergere il più consunto e straccione dei dibattiti: da una parte (il Parco) tutto il bene; dall’altra (le Associazioni) tutto il male; in mezzo il nulla. Dopo quindici anni dall’istituzione,
tre presidenze, ed un Piano socio-economico impolverato, si ricava la sensazione che, sul Gargano “si è pronti a tutto tranne che alla realtà”, esattamente come il generale Melas che, in guerra contro Napoleone, studiava i manuali militari, mentre i francesi agivano ed occupavano con tecniche nuove. Melas fu inesorabilmente e regolarmente sconfitto.
Il Gargano è pieno di generali che studiano e scarso di operai “del governo” delle cose. Ma la singolarità, della vicenda Parco del Gargano, è che non esiste un punto di partenza: Piano Socio Economico, e quindi non esiste un termine di paragone su cui misurare progressi o regressi; tutto è lasciato ad una pasticciona discrezionalità o a chi la sa raccontare meglio.
Il Parco “NAZIONALE” del Gargano, ad oggi, ha poco o nulla di Nazionale. Il poco dibattito che si è potuto tenere, intorno alla sua nascita e vita, ha visto un localismo ed un garganismo della peggiore specie, eppure non mancano gli spunti per avviare, finalmente, un dibattito in linea con i tempi. I tecnici che hanno redatto il Piano si sono persino preoccupati di indicare una traccia di discussione:” Anche a livello internazionale il ruolo delle aree protette, e in particolare quello dei parchi nazionali, può diversificarsi notevolmente, perseguendo una pluralità di obiettivi di gestione.” Ed ancora:” Il Piano è proprio il momento e il foro di discussione di tutte le posizioni e potenziali divergenze. Il Piano del Parco, si è detto e ripetuto, deve occuparsi di tutto il Gargano, e deve farlo facendo appello alle responsabilità di un ampio sistema di soggetti aventi causa. Forse la minaccia più subdola e pericolosa è la scarsa coesione della gente del Gargano, intorno ad un progetto comune che privilegi la sostenibilità dell’uso delle risorse e la conservazione di un bene comune rispetto al vantaggio dei singoli.” Su questi argomenti siamo ancora, dopo quindici anni, in trepida attesa.
Ha scritto Beppe Severgnini,qualche mese addietro, sul Corriere della Sera:” La politica dovrebbe essere conduzione professionale delle cose pubbliche; non fiera delle vanità, festival di scaldasedie e industria delle chiacchiere.” Ma vallo a spiegare al Centro, a Destra, a Sinistra, sotto i campanili del Gargano e nelle sedi di partito, dove si consumano solo stanchi riti onanistici.

Con stima, Michele ANGELICCHIO

Vico del Gargano, 9 gennaio 2008.


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