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Minacce, quando la politica e l’informazione disturbano il malaffare

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La microcriminalità che assedia la città, le rapine quotidiane, il senso di insicurezza che entra nelle case dei cittadini. E poi le minacce agli esponenti della politica, del sindacato e dell'informazione. La criminalità foggiana non vuole essere disturbata, nè dalla politica, nè dal sindacato, tantomeno dall'informazione.Il criminale vuole agire indisturbato. E se nel conto della sua attività mette l'opera delle forze dell'ordine e della magistratura, non tollera invece l'interferenza di sindacati, politica e stampa. Sono espressioni terze di un impegno che non tollera. Ma se la criminalità reagisce stizzita e minaccia, vuol dire che è stato toccato qualche nervo scoperto. Il sindacato, la politica e l'informazione accendono troppi riflettori sui affari che, per essere conclusi, hanno invece bisogno di ampie zone d'ombra. Secondo l'ultimo rapporto di SicurPuglia, la nostra regione è border line, tra rischio di impoverimento e vincoli mafiosi che – tra pizzo, usura e società di comodo – fatturano ogni anno decine di miliardi di euro. La malavita ha bisogno di alimentare il clima di sfiducia tra i cittadini. E per meglio operare vuole agire indisturbata nel sistema. Le telecamere in strada, uno sciopero, un servizio in TV sono elementi di disturbo. Occorre che le persone minacciate non siano lasciate sole. Perchè l'obiettivo del malaffare è l'isolamento dei politici, dei sindacalisti e dei giornalisti. Minacciandoli tentano di creare intorno a loro il deserto. Per questo subito devono venir fuori altre voci, per rompere il silenzio che la malavita vuole imporre.


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