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“PISCIASOTTO” SALE AGLI ONORI DEL DIZIONARIO

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Qualora vostro figlio usi parole che vi sembrano fuori posto o non confacenti al “bon ton”, prima di riprenderlo (se ne avete la forza) andate a consultare l’ultima edizione dello Zingarelli.

 

Se finora ogni riferimento poco scientifico a organi sessuali riproduttivi maschili e femminili, e collegate funzioni fisiologiche, era abbastanza prudentemente evitato dai formulatori di vocabolari, se non addirittura ignorato o al massimo, nei casi strettamente tecnici, circumnavigato con eleganza e circospezione (da un noto dizionario: “pube = regione anatomica corrispondente ai tessuti molli sovrastanti la sinfisi pubica”, che in pratica non spiega nulla), adesso il problema non esiste più.

Lo ha risolto definitivamente, proprio perché già in passato si era fatto notare per certe immissioni diciamo “scabrose” – craniata (di Zidane), teodem, pizzino, iPod, intrippato, raga, arrapante, ciulare –  l’ultima edizione dello Zingarelli, il “raccoglitore” di parole italiane e italianizzate più famoso usato sui banchi scolastici e nelle case degli italiani. La rivoluzione lessicale è da imputarsi all’inserimento della parola “Pisciasotto”, intesa non nel senso più comune, riferita cioè a adolescenti afflitti da enuresi notturna, ma come termine decisamente dispregiativo. (Domanda: quando “Cagasotto”… o ci sta già?)

E “Pisciasotto” non è l’unico che abbia arricchito il dizionario. Ce ne sono altri attinti da autentici neologismi (vedi a esempio “ostalgia”, la nostalgia dell’Est europeo, dell’Unione Sovietica in buona sostanza) o estratti da espressioni puramente dialettali ormai entrati nell’uso quotidiano (come “scamuffo”, inteso per sotterfugio, scappatoia, espediente).

Eppure le odierne stranezze – volendole definire così – non sono queste dello Zingarelli, che di sicuro non costituiscono chissà quale scandalosa aberrazione della lingua italiana, piuttosto le simpatiche digressioni di un certo blogger-aspirante-vocabolarista che sul suo sito, con una simpatica forma d’ironia, non recupera dal parlato termini da “consacrare”, ma fa esattamente l’operazione inversa: assegna nuove definizioni a vocaboli già esistenti.

Qualche esempio? Ve ne offriamo fra i più puliti: “Giumenta = bibita tenuta in cantina”, “Igloo = rumore di un eschimese che affoga”, “Incubatrice = macchina fabbricatrice di sogni terribili”, “Ippocastano = ippopotamo ossigenato”, “Latitanti = poligoni con moltissime facce”, “Lavanda gastrica = profumo a base di vomito”, “Lord = signore inglese molto sporco”, “Magna Carta = 1000 piani di morbidezza”, “Maialetto = animale che non dorme mai”. Divertente, no, se non fosse per i giovani d’oggi, già poveri lessicalmente e quindi scarsi a ironia, che sarebbero con spudoratezza capaci d’imparare e ricordare tali definizioni piuttosto che le corrette.

Ah, dimenticavamo: se vostro figlio – che già di termini bislacchi o volgari ha riempito decine di  enciclopedie – si lascia sfuggire (per un rigurgito di rispetto nei confronti dell’autorità genitoriale, qualora ancora vigesse in qualche famiglia) il vocabolo “cacchiate”, edulcorando il confratello più… dirompente, non v’irritate e non vi permettete, come di solito (non) fate, di riprenderlo. Nel suo candore ingenuo vi risponderebbe: “L’ho trovato sul Nuovissimo Zingarelli!”

Piero Giannini
 


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