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Regionali, maggioranza in alto mare

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Accordo sull’Agenzia regionale per l’acqua, dopo il rinvio deciso in commissione che aveva suscitato l’ira del presidente Vendola, e sul disegno di legge sull’energia che scioglierà molti nodi per lo sviluppo dell’eolico, del fotovoltaico e delle biomasse. Ma sulla legge elettorale (ovvero sullo sbarramento del 4% alle regionali del 2010) il centrosinistra è ancora nell’impasse, tra i piccoli partiti che ne chiedono l’abrogazione e il Pd che rinvia ogni decisione. Il presidente della Puglia appare molto soddisfatto dell’esito del vertice relativo all’Agenzia per l’acqua: la sua idea di creare una governance unitaria del sistema, e soprattutto consentire alla Puglia di non vivere più nel paradosso della siccità pur avendo l’acquedotto più grande d’Europa, ha trovato uno sbocco grazie ad alcune modifiche apportate al testo iniziale che recepiscono le obiezioni sollevate in audizione da Anci e Ato. Smussate, così, le parti del testo che stridevano con le norme costituzionali: l’agenzia potrebbe anche diventare un dipartimento in capo alla Presidenza della Regione e non una società controllata.
I consiglieri di maggioranza e gli assessori sono quindi passati all’esame dal ddl energia che il vicepresidente Sandro Frisullo conta di portare in aula in tempi stretti. Anche qui, tra ricorsi pendenti al Tar e grandi e piccoli abusi perpetrati in Puglia con l’espansione dell’eolica, si è trovata la quadra: la velocizzazione burocratica va mantenuta, ma – questo l’obiettivo del testo – senza allargare troppo le maglie.
Resta in piedi il «nodo» della legge elettorale: entro il 20 ottobre la commissione preposta prevede di raccogliere le proposte onde avviare una discussione unica anche su regolamento e statuto della Regione. Ma, a fronte di un Pdl determinato a seguire la strada del bipolarismo, nel centrosinistra la situazione è frammentata: da un lato il Pd, pronto a ricorrere da solo, dall’altra i piccoli partiti che non ci stanno a restare fuori dall’aula per quel 4%: oltre ai socialisti, Udeur, Pdci, Sinistra democratica e Verdi – ovvero gli «azionisti» della ricandidatura di Vendola – c’è il suo stesso partito, Rifondazione, che alle ultime politiche non ha superato la soglia del 3%.
Vendola ha così ricevuto una delegazione dei piccoli gruppi (Potì, De Leonardis, Ventricelli, Lonigro, Pellegrino, Sannicandro, Manni e Lomelo), alcuni dei quali firmatari di una lettera al governatore in cui sollecitavano a breve un incontro sul tema e tutti sostenitori della proposta di legge, rimasta nei cassetti per tre anni, che prevede l’abrogazione dello sbarramento (ovvero, il mantenimento della legge attuale). Vendola, pur concedendo ascolto, fa capire che il governo deve restare fuori dal dibattito («essendo tema politico, compete ai gruppi consiliari e ai partiti») ma esorta i suoi fedelissimi ad andare avanti. «Ci ha parlato dei sondaggi che lo vedono al 47% del gradimento, ben oltre gli altri presidenti di regione del Sud – dice Potì – e della sua volontà di preparare una lista del presidente per le Regionali, coinvolgendo uomini dell’economia e delle professioni». Insomma, la strada della ricandidatura Vendola sembra già tracciata, sebbene l’obiezione sollevata dai piccoli del centrosinistra (se resta quello sbarramento, non ci impegneremo in campagna elettorale) preoccupa non poco sia il governatore che il Pd. «Sosteniamo la proposta Lomelo e da quella non ci tiriamo indietro – dice De Leonardis, chi si è tirato indietro è il Pd, che l’ha prima sottoscritta e poi ha ritirato la firma».


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