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Vieste/L’intervento in Consiglio Comunale del Pidiessino Giuffreda

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UN CODICE ETICO PER LA POLITICA LOCALE

 

Bisogna dire che l’iniziativa del Presidente del Consiglio Comunale Mascia, impropria secondo alcuni, ha il merito di aver restituito senso istituzionale ad un conflitto con il Sindaco che rischia di assumere le vesti di una rissa da marciapiede.
La mossa del Presidente impone al Consiglio Comunale di avviare una riflessione etico-morale sulla politica nella nostra città.
A questa discussione, per il ruolo che ricopriamo, non possiamo sottrarci. A questa discussione sento il dovere di dare un contributo.
La vicenda non può essere inserita tra le periodiche, ed ormai abituali, scaramucce tra Presidente del Consiglio e Sindaco. Non è solo una questione di tipo regolamentare. Non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. La vicenda è più grave a causa delle accuse reciproche che i due attori si sono lanciati.
Mascia, da una parte,  denuncia “la nullità politica della Giunta”, con un Sindaco che non si accorge della perdita di consensi della sua maggioranza che non è riuscita a produrre, in oltre due anni di governo, un solo atto significativo; dall’altra rivendica la sua autonomia istituzionale a difesa del ruolo e del funzionamento del Consiglio Comunale nell’interesse dei cittadini.
Il Sindaco,da parte sua, lancia accuse contro una non ben individuata lobby trasversale che impedisce all’Amministrazione di svolgere il proprio lavoro facendo intendere, anche se non lo dice, che lo stesso Mascia possa essere il riferimento istituzionale di questa lobby.
Sono dichiarazioni che, sul piano politico, non possono lasciarci indifferenti in quanto riguardano le più alte cariche istituzionali locali e minano la tenuta stessa delle istituzioni.

È questo il culmine di una brutta vicenda che che dura da due anni e mezzo e che  si innesta in una guerra all’interno del centrodestra e che non vede estranei i destini e gli interessi di tutta la città: è stata già ricordata da Mascia la vicenda dell’assessore Cimaglia con la sua denuncia contro la regia occulta esterna la consiglio comunale che condizionava l’azione del sindaco e della giunta. Due anni e mezzo di veleni culminati nella lotta, sulla questione porto, tra il vicesindaco e il capogruppo di Forza Italia che sono apparsi come i paladini di clan contrapposti.

Due anni e mezzo in cui la politica è stata vissuta come mezzo per il soddisfacimento di interessi privati più o meno leciti. Due anni e mezzo di lotte tra lobby.

Per questo si pone una questione etica e morale.

Di fronte a questo non c’è maggioranza che tenga. Non basta la logica dei numeri. Bisogna riportare al centro dell’azione amministrativa gli interessi reali della città. Una città in difficoltà che sente tutto il peso della crisi economica che investe il Paese, con famiglie che non ce la fanno a pagare l’affitto di casa, con imprese in crisi di liquidità, con settori produttivi, soprattutto quello agricolo, a rischio di chiusura, con il comparto turistico in apprensione per la prossima stagione.
Una città che ha bisogno di una guida, di certezze, di una politica attenta ai bisogni della gente.
Ho riletto le linee programmatiche presentate, al suo insediamento, da questa amministrazione: non un solo obiettivo è stato affrontato, segno che gli interessi da tutelare sono altri.

Tornano in tutta la loro drammatica attualità le parole di Enrico Berlinguer: “tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica”. È quello che accade oggi!

Non è solo una caratteristica di oggi. Aleggia in modo ingombrante in quest’aula la figura di  Mimì Spina: il padre di una classe dirigente tutta tesa ad occupare le istituzioni, a piegarle agli interessi di parte, di cordata, di un partito o di singoli. Una classe dirigente che ha inteso l’impegno politico come mezzo per il soddisfacimento di interessi personali. Negli ultimi anni sono state usate le istituzioni per regolare i conti tra gruppi contrapposti, i partiti sono stati ridotti ad arene nelle quali si esibivano clan rivali e quando i partiti non bastavano più, perché non davano spazio, si sono costituiti circoli e movimenti che non nascevano in alternativa alla vecchia classe dirigente ma ne riproponevano i metodi ed i riti.
Questo consiglio comunale è in gran parte figlio di questa logica. Non mancano esempi di lottizzazioni che vedono la presenza, lecita, per carità, di assessori o di consiglieri comunali o di figli di amministratori unici partecipanti a bandi per l’affidamento di incarichi professionali.
Sono esempi che gettano nello sconforto la città, che generano ogni tipo di dubbio, che rendono sempre più sottile il confine tra il lecito e l’illecito.

I nostri concittadini, ormai, non si sentono più rappresentati da pezzi di istituzioni in guerra tra loro, se ne infischiano delle scaramucce di questo contro quello, sono al di sopra delle nostre discussioni; gli stessi giovani, in una recente trasmissione di Ondaradio,  hanno a più riprese evidenziato la crisi dei modelli di riferimento.
Tutti ci chiedono di smetterla con l’autoreferenzialità. Chiedono all’Amministrazione di fare e all’opposizione di proporre soluzioni alternative.

Questa è la responsabilità che dobbiamo avvertire.
La questione posta da Mascia non può essere liquidata con superficialità come lo sfogo di un non omologato. Credo che da qui dobbiamo partire per invertire la rotta.
È arrivato il momento per di darci un codice etico nel quale tutti devono riconoscersi.
Un codice etico per rispondere alla crisi evidente del sistema politico ed amministrativo della città. Cominciamo a dire che assessori e consiglieri devono fare in modo che gli interessi generali non coincidano con i propri. Coinvolgiamo in questa impresa la città e le sue forme associative.

È sulle idee, sui progetti, sui modi per concretizzarli che dobbiamo dividerci, confrontarci e non sugli interessi privati.

In conclusione, sulla questione specifica, spetta a Mascia, dopo il dibattito, trarre le necessarie conclusioni politiche, ma è compito del Sindaco e della maggioranza rappresentare gli interessi della città.

Antonio Giuffreda


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