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Vico/ Tra fumo e attenzione.

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L’andamento della vita cittadina, tra colonne di fumo e la chiacchiera del nulla, ci pone davanti ad una rassegna di argomenti dove è difficile trovare un filo conduttore evidente e logico. Questo non ci sorprende poiché, tali brani, sono scritti nelle pietre e nell’aria di Vico del Gargano. Come non ci sorprendono gli attori della chiacchiera e del fumo, fra vecchi amministratori e nuovi aggregati. Ciò espone l’ignaro, ed il corto di memoria, ad un duplice rischio: o tuffarsi nelle cose minute alla ricerca di vuoti, omissioni, accenni magari non approfonditi e non sviluppati; oppure prendere un fatto, un episodio, anche una difficoltà ed ingrandirlo, a tal punto, fino a farne uno scoop. Il fumo e la chiacchiera di questi giorni si prestano ad entrambe le letture con lo scopo evidente di aprire, con forte anticipo,una campagna elettorale e di accreditare, davanti agli ignari ed i corti di memoria, vecchi e nuovi salvatori della patria e del paese. L’elenco è lungo, variopinto e rapsodico: si va dal progetto e dai lavori di corso Umberto alla raccolta dei rifiuti; dal dimensionamento della zona artigianale alla sanità e così,via, via, per tornare al punto di partenza come i segni di un ghirigore, senza distinzione e responsabilità fra le cose di ieri e quelle di oggi. Cose importanti? Certamente, tutto è importante per l’andamento della vita cittadina, anche una foglia che si stacca dal ramo in autunno. E’ anche su queste cose che si misura il livello di attenzione e di distinguo, fra chi li deve amministrare e governare e gli autori della chiacchiera e del fumo. Ma, qui viene il bello o il brutto; quando gli stessi autori della chiacchiera e del fumo sono chiamati ad un confronto serio e sereno su scenari più ampi e costruttivi; sulle ragioni del degrado e del ritardo; sulle ricette future o futuribili, sulle strade che deve percorrere la nostra comunità, questi vecchi e nuovi aggregati si defilano, tacciono, oppure compaiono per affrontare il problema….il loro. Ad ascoltarli viene in mente  un’amara battuta di Totò:” A casa nostra nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè né il latte.”  Ognuno di questi meriterebbe una trattazione, ma dall’insieme si può ricavare una conferma: non girarsi indietro, assumersi fino in fondo la responsabilità di guidare la comunità, guardare avanti con tanta, tanta attenzione.

Michele Angelicchio


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