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Vieste/ E’ morto Michele Mattera

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Michele Mattera, direttore dell’ufficio Postale di Vieste è venuto a mancare nel primo pomeriggio di ieri. Aveva 55 anni. I funerali questo pomeriggio alle 17 in Cattedrale a Vieste.

 

Dopo Nicola Mantuano, Il Toro (Vincenzo Maiorano) e Gaetano (Ninuccio) Bosco anche Michele è stato chiamato a mettere ordine alla squadra che con certosina pazienza qualcuno lassù stà allestendo. Ci eravamo sentiti meno di un mese fa. Sapeva della ricostruzione dei primi due anni dell’Atletico che stò completando. Sorrideva al sol pensare del titolo: Campanile Sera", ripetendomi: "immagino…già le cose che stai scrivendo…comunque fai bene, il nostro è un paese che non ha memoria. Quando zio Ninuccio è venuto a mancare, mi hanno riferito ch’erano in pochi quelli che lo hanno ricordato….uno come lui"……Come dargli torto. Lo chiamavo perchè c’è sempre qualcosa che ti sfugge, ripassavamo avvenimenti, situazioni, raccontava aneddoti. Era curioso di sapere come lo avevo descritto. Ti ho "pitturato" gli ribattevo. Sorrideva. Ultimamente non lo faceva spesso ma quando lo faceva quell’espressione ti rimaneva dentro. Michele è stato uno dei più completi e grandi centrocampisti che la l’Atletico Vieste abbia mai avuto. Fu lui a siglare il primo gol della storia dell’Atletico. Terza domenica di novembre del ’69 a Vico del Gargano, Pinuccio Calderisi battè una punizione e lui la incornò. Eravamo sotto di un gol, siglato sempre da noi, infatti fu Cagnetta (Raffaele Candela) con un’autorete a trafiggere un’incolpevole Nicola Mantuano. E fu anche il primo punto in classifica. Non disputammo la prima partita del campionato a Vieste. Da noi, è notorio, tutto va in differita. Il campionato partì ma le "carte" del nostro Riccardo Spina" non erano in regola e così l’esordio…….. in differita  a Vico.

 Michele Mattera – Fjodor Tjutcev –   
Tjutcev è il più grande poeta russo di tutti i tempi. Pe­raltro, piaceva a tut­ti, specialmente a Tolstòj. Ho detto poeta, intendete. Il padre della lirica resta Puskin, ovviamen­te. Sontuoso e tecnicamente impa­reggiabile, Tjutcev è poeta che con un verso cambia la storia del mon­do. Quasi come un passaggio di Michele Mattera, il quale possedeva due piedi tra i più ambiti di quei gironi. Eppure, nello stesso tempo la poesia di Tjutcev ha il suo lato d’ombra, è malinconica, struggente, in grado di scavare abis­si, Così era Michele, bel tenebroso, garbato e pudico, che sembrava, a ogni giravolta, pensare più al de­stino dell’uomo che a quello della partita. Onniveggenti e raffi­nati, entrambi, Mattera e Tjutcev, am­letici. Essere o non essere, passare o non passare, la gara, come la vita, è enigma e sofferenza. Dopo tutto, sublime parola di Tjutcev,  <<L’anima ? un eliso di ombre>>.

ninì delli Santi

Da "Campanile Sera"
di prossima pubblicazione
 


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