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Alla provincia verifica a tutto campo

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Dal dibattito emersa l’esigenza di fare un bilancio dell’attività e di rivedere la posizione di alcuni assessori.

 

Avrebbero dovuto sciogliere il “nodo” dell’Udc, il partito al centro di due governi distinti e alternativi (con destra alla Provincia e con la sinistra al Comune capoluogo) ma alla fine con la stessa corda hanno retto sì il nodo, ma intorno al collo dell’amministrazione di centrodestra guidata da Pepe. Così le «buone pratiche» di discutere alla luce del sole i problemi politici interni alla coalizione di maggioranza – che sono evidenti – hanno ceduto alla tentazione di fare il «bilancio» dei primi undici mesi di governo centrodestra. Come non pensarlo, del resto, dopo una clamorosa sconfitta alle comunali di Foggia e alla vigilia delle consultazioni regionali, la «madre» di tutte le battaglie politico elettorali.
Così il Pdl, nell’obiettivo di ridimensionare il proscenio a Paolo Agostinacchio (Destra), obiettivo poi rientrato quando ormai si erano sguinzagliati i cani da guardia, è riuscito a regalare all’opposizione e per di più su un piatto d’argento lo «sfilacciamento» politico ed amministrativo di Palazzo Dogana che proprio non pensava a questa messe di regalie, ma in tempo di mietitura questo ed altro. Dunque, è accaduto che le pur legittime intenzioni – aperte appunto dalla. Destra e poi sostenute anche dal Pd – di arrivare ad un chiarimento di fondo con l’Unione di centro dopo la decisione di questo partito di «passare» con il centrosinistra al Comune, sono state travolte dal giudizio negativo – non generalizzato si intende – sull’azione della pubblica amministrazione a guida centrodestra e che non ha certo riguardato solo ed esclusivamente gli assessori dell’Udc. –
Tutt’altro. In aula c’è chi ha parlato – come Rocco Ruo (Puglia prima di tutto, e cioè il movimento legato al ministro Fitto) di aprire una verifica «sul programma di governo e sulla sua attuazione», di «territori non rappresentati in giunta come il Gargano nord e l’alto Tavoliere» di «assessori che vanno a passo d’uomo». Insomma, di tutto e di più. Una situazione che ha creato non poco imbarazzo al resto della maggioranza, anche se qualche «maligno» si è chiesto se in fondo Rocco Ruo alla fine non abbia come dire sintetizzato il pensiero della maggior parte dei consiglieri provinciali che si sentono «esclusi» o meglio, non «collegati» all’esecutivo. Forse qualche parola in più andava spesa proprio per sostenere l’azione della giunta Pepei  – sarebbe opportuno non dimenticano – esprime anche il coordinatore provinciale del Popolo della libertà, quel Gabriele Mazzone che tiene le fila del contatto con l’Unione di centro come richiesto anche dal ministro Fitto e da altri «maggiorenti» del Pdl più intenti alla ricucitura. Va inquadrata anche in questo senso la lettura e rilettura – prima di essere ufficializzato – dell’ordine del giorno del Pd che è stato rivisto qualche minuto prima dell’inizio dei lavori nelle «parti» che potevano peggiorare ancora di
più il rapporto con l’Udc. Ma, come detto, la discussione politica sul nodo dell’Udc è stata alla fine un pretesto per discutere dell’azione e dell’efficacia della giunta Pepe. Lo ha capito Paolo Mongiello (capogruppo del Pd) che alla fine del dibattito ha voluto ribadito «la fiducia a Pepe e che chi mette in discussione la giunta Pepe lo fa solo per propaganda». L’ennesima prova dello scollamento interno al centro- destra. «Non siamo noi cha abbiamo messo in discussione la presidenza ma la maggioranza», ha precisato Antonio Prencipe, capogruppo del Partito democratico che, insieme agli altri gruppi (Idv e Rifondazione), hanno seguito il Partito socialista che aveva abbandonato l’aula per protesta.
E l’Unione di centro? Massima fiducia al presidente Pepe e al presidente del Consiglio provinciale, Santaniello, e fedeltà al programma sottoscritto lo scorso anno, come ha puntualizzato il capogruppo Bonfitto.
Filippo Santigliano
 


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