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Quelle navi forse affondate al largo del Gargano: una risposta dovuta ai garganici

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Non è più il tempo del silenzio. E’ il tempo di agire, di dare senso alle parole e valore alla vita.

 

Ci sono bisogni che meritano particolare attenzione e  la salute dei cittadini è uno di questi.  Oggi, la preoccupazione della salute che riguardava i cittadini di Vieste va estesa a tutti i cittadini del Gargano. I dati provenienti dal bollettino dell’ufficio statistico del Comune di Vieste, attestanti l’alta incidenza percentuale dei decessi per cancro a Vieste nel decennio 1994-2003,  indicanti per l’anno 2003 una percentuale allarmante superiore addirittura al trentacinque per cento, avrebbero dovuto consigliare l’Amministrazione ad intervenire presso gli organi di controllo competenti, al fine di monitorare l’eventuale presenza di fattori o cause di rischio presenti nel nostro territorio,  confermare o  smentire i dati resi noti dall’ufficio demografico, far controllare l’aria, il suolo, le acque del territorio comunale, al fine di indicare le linee guida per la difesa e la tutela della salute pubblica.
Nel dicembre del 2007, l’inchiesta investigativa del giornalista Gianni Lannes, “Un cimitero di navi affondate al largo del Gargano”, divulgata in punta di piedi per non creare allarmismi, mentre una petizione pubblica chiedeva certezze, sicurezza e tranquillità per una popolazione in ansia, avrebbe dovuto muovere le istituzioni al fine di fare chiarezza sulle tante voci ufficiose che circolavano incontrollate, ma anche sulle notizie che ormai filtravano indiscrete sui tanti mezzi di comunicazione.
Invece solo un silenzio incomprensibile e preoccupante.
     Responsabilità, senso delle istituzioni, trasparenza e correttezza avrebbero richiesto ben altro atteggiamento: i cittadini hanno il diritto di sapere con certezza se la loro salute è in pericolo e, se lo è, quali sono le indicazioni istituzionali proposte atte a difendere e a tutelare la stessa.
    Oggi non è più il tempo di tacere, anche perché tacere non ha prodotto nessun risultato.
     E’ finalmente il tempo, di fronte al silenzio raccapricciante di istituzioni e partiti politici, che il mondo dell’associazionismo attivo, della cultura autentica, dell’informazione libera alzi la voce e segni la cadenza di una rinascita culturale del Gargano, che non potrà mai compiersi con “il silenzio”.
     “Tacere è ormai inutile” ha sicuramente voluto chiarire, senza mezzi termini, il giovane campione della legalità, dei diritti, della difesa del territorio, il viestano Lazzaro Santoro, quando qualche mese fa, dal foglio dei socialisti di Vieste (unico partito a permettere la divulgazione della problematica), chiedendo inutilmente, ai tanti ciechi, sordi e muti: “Se dovessero nascere malati o ammalarsi i vostri figli?”.
     E il giornale storico, il “Gargano Nuovo”, non ha esitato un attimo, ha scelto la vita, ha dato valore a ciò che più conta, pubblicando integralmente l’inchiesta di Gianni Lannes, mentre le istituzioni continuavano ad osservare l’ormai abituale, rituale, rigoroso silenzio.
      Veleni di qua, veleni di là, dalle acque del Gargano ai sottosuoli del Salento, facevano intanto esclamare a Beniamino Piemontese dell’Associazione culturale “Osservatorio Torre di Belloluogo” di Lecce, assertore dell’urgenza di un ponte ideale culturale tra Gargano e Salento: “Ma è questa "la Puglia che vogliamo"? Ma è questa "la Puglia prima di tutto" in cui viviamo e che capiterà in dote ai nostri figli e ai nostri nipoti, e a chi verrà dopo di noi?”
      Mentre uno spiraglio di luce beneaugurante nel bel mezzo di un cielo plumbeo, dalla terra dell’accoglienza e dell’integrazione di San Nicandro, apriva con Costantino Squeo  le porte istituzionali della Città Gargano ad un confronto che finalmente diventerà realtà:
“ Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?”
 
Michele Eugenio Di Carlo

 


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