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Foggia/ Arriva il prestito per i senza-lavoro

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E’ considerato «l’abito su misura per nuove emergenze». Etichetta forse un po’ cinica, ma che sintetizza l’identikit dei potenziali beneficiari di questo fondo a beneficio delle nuove povertà. «Persone che hanno perso il lavoro dal 2008 in avanti, almeno 3 figli a carico, se c’è un portatore di handicap è un altro requisito a favore…». Oggi sono questi gli «attestati di merito» che distinguono un lavoratore disoccupato da un altro colpito dalla sua stessa sventura ma che non può godere degli stessi diritti. Maria Tricarico, storica direttrice della Caritas diocesana, elenca i paletti che occorre superare per arrivare alla méta. E ammette: «Sì, le maglie sono piuttosto strette da superare». Lo chiamano «prestito della speranza», lo hanno voluto i vescovi della Cei (conferenza episcopale italiana) in accordo con l’Abi. A Foggia il prestito è stato formalmente istituito nel dicembre scorso, ma centinaia di domande sono già finite nel cestino della spazzatura perchè presentate da bisognosi “non aventi diritto”.
«Finora abbiamo avviato solo 5 pratiche – riferisce Tricarico – nel senso che dopo aver completato la complessa istruttoria per noi “nulla osta”. Ora tocca alle banche valutare a loro volta e decidere l’ammissibilità del prestito».

Il traguardo per queste famiglie in difficoltà è un prestito di 6mila euro da restituire in comode rate dopo un anno dall’erogazione del finanziamento fino a un massimo di 5 anni. Due i piani di ammortamento previsti, la seconda opzione riguarda la concessione di un prestito di 12mila euro. Nel primo caso (tasso annuo del 4,5%) il rimborso viene restituito in 60 rate da 116 euro al mese, nel secondo (stesso tasso e guale periodo di rimborso) la rata sale a 233 euro. Per quanto sia un prestito garantito dalla Cei, tra le clausole viene caldeggiata la possibilità che il lavoratore momentaneamente disoccupato ritorni a produrre reddito nel corso dell’anno di erogazione del prestito in modo poi che possa restituirlo alle condizioni sopra indicate. Per le banche (sono in tutto sette) non è affare secondario sapere in partenza quante possibilità di reinserimento lavorativo vi siano, requisito forse necessario alla stregua degli altri da esibire per intascare l’erogazione.

E se poi il lavoratore non riesce a ricollocarsi? «Durante l’anno del prestito, il lavoratore disoccupato deve entrare in un progetto di reinserimento. O nell’azienda di partenza, oppure attraverso altre forme. E’ prevista una fase di accompagnamento che svolge la Caritas. Certo, abbiamo anche noi preso in considerazione l’ipotesi che il lavoratore non riesca a ricollocarsi, ma a quel punto sarà la banca a fare la valutazione del caso».

NOTAI A COSTO ZERO – Intanto anche quest’anno il consiglio notarile dei distretti di Foggia e Lucera offrirà gratuitamente la stipula di mutui contratti da soggetti assistiti dalla fondazione Buon Samaritano, il fondo antiusura che sostiene in Capitanata centinaia di famiglie in difficoltà. Nel corso del 2009 la fondazione ha ottenuto dal minstero dell’Economia e delle Finanze un contributo pari a 380.564 euro (relativo all’anno 2008) e di 139.828 euro (relativo all’anno 2008) finalizzato alla prevenzione del fenomeno dell’usura. «Ancora una volta – commenta il presidente del Buon Samaritano, Pippo Cavaliere – la fondazione è stata premiata per il lavoro svolto negli ultimi anni, in termini di ascolto e di assistenza, di casi affrontati e risolti e per l’attività di prevenzione in genere. Il riconoscimento ottenuto – aggiunge Cavaliere – costituisce una preziosissima testimonianza dell’efficacia e dellincisività del ruolo svolto dalla fondazione nel contrastare il fenomeno dell’usura, in un contesto contrassegnato da fenomeni criminosi sempre più allarmanti».
MASSIMO LEVANTACI


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