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Prima grana di Nichi: 70 o 78 consiglieri alla Regione Puglia?

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La nuova legislatura regionale inizia con una grana. È un vero e proprio pasticcio legato ad una legge, la numero 2 del 2005, approvata l’ultimo giorno utile prima dello scioglimento dell’ultimo consiglio dell’era Fitto. Il nodo è il numero di consiglieri (70) di cui, secondo lo Statuto regionale deve essere composta l’assemblea elettiva della Puglia. La legge numero 2, nel fissare il meccanismo di voto chiarisce anche che per la governabilità è necessario garantire il mantenimento, tra maggioranza e opposizione, del rapporto 60-40 (60% dei seggi alla maggioranza, 40 all’opposizione).

L’individuazione degli eletti si ottiene dividendo i voti di ciascuna lista per un coefficiente. Tante volte il coefficiente è contenuto nella somma dei voti di ciascuna lista, altrettanti risultano gli eletti. Il fatto è che, così procedendo, il rapporto maggioranza-opposizione (60-40) non quadra. Dovrebbe essere 42 a 28, invece risulta 39 a 31. E allora spunta un ulteriore premio alla governabilità: +8 seggi alla maggioranza, così il rapporto è salvo anche se il Consiglio diventa di 78 in barba allo Statuto. E ai costi della politica.

In serata viene diramato un comunicato del presidente Vendola: «La crescita del numero dei consiglieri conferma che la legge elettorale confezionata dal centrodestra pugliese a suo tempo ha prodotto un pasticcio. Sulla base dell’attuale norma non è tecnicamente possibile identificare criteri che possano eliminare tale assurdità. È inaccettabile. Per questo proporrò nella prima seduta utile un atto col quale si prescrive che il monte stipendi complessivo del Consiglio Regionale non verrà aumentato, ma ridistribuito equamente tra tutti i consiglieri. Non ho alcun dubbio che la legge verrà approvata all’unanimità».


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