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Vendola accusa Bassolino «Responsabilità per la frana». E’ giallo sui biglietti Alitalia

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«Mamma mia» esclama Nichi Vendola quando Angelo Pepe, uomo di Bertolaso, spiega che milioni di metri cubi di fango incombono sul piede della frana, nella valle del Cervaro. La montagna, in alto a 900 metri, continua a fratturarsi con il rischio di altri crolli. Vendola ascolta, poi dice deciso: «Io e il nuovo presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, dobbiamo collaborare, lavorare insieme. Abbiamo gli stessi problemi, lo chiamerò, farò ogni sforzo. Stiamo sulla stessa barca e rischiamo entrambi». E sulle possibili infiltrazioni della camorra: «Le opere si possono blindare e impermeabilizzare contro le incursioni mafiose».

Il presidente della Regione Puglia, dopo la rilezione, è venuto a Montaguto, in terra campana: una piccola invasione dei confini, in un’area «cuscinetto» che merita attenzione. Vendola non ha avuto buoni rapporti con Bassolino. Tre anni fa ci fu un incontro sui temi del Sud, fu sottoscritto anche un « manifesto» del centrosinistra. Poi il silenzio, per anni. «Ripetutamente – rivela il presidente – gli abbiamo segnalato i rischi della frana. Se siamo in queste condizioni è ovvio che ci sono delle responsabilità. Significa che non è stato fatto niente».

Solo dal 10 marzo, giorno del blocco della ferrovia, è scattata la mobilitazione. In quattro anni, dalla prima dichiarazione di emergenza, la situazione è rimasta ferma. La gestione, affidata da Bassolino a due funzionari, ha lasciato a desiderare anche sul fronte della trasparenza. Solo con il terzo commissario, Mario De Biase, le cose si sono messe in movimento. Poi, venerdì la decisione del Consiglio dei ministri di affidare la responsabilità al capo della Protezione civile, Bertolaso.

Vendola, accompagnato dall’assessore Amati, incontra gli uomini impegnati nei quattro cantieri e i sindaci. In tutto 140-150 persone divise in tre turni, giorno e notte. Un centinaio di guastatori del Genio militare di Foggia hanno piantato il loro campo a poche decine di metri dalla frana, nella zona artigianale. Torino Luigi, un operatore economico di Bovino, affronta Vendola: «Solo il blocco della ferrovia vi ha fatto alzare le chiappe dalla sedia. Abbiamo il timore che, liberati i binari, si abbandonerà il resto. Cosa accadrà della statale 90?».
Il presidente pugliese è convinto che questo non accadrà: «La ferrovia è una priorità logica ma sono sicuro che Bertolaso porterà a conclusione l’operazione, liberando anche la strada e mettendo in sicurezza la montagna». La natura sembra ribellarsi e lancia segnali terribili. Anche il vulcano islandese provoca conseguenze a migliaia di chilometri.

Vendola fa la scelta di Kant, un filosofo. Mettere da parte l’orgoglio e lavorare con umiltà. «I confini amministrativi ignorano la natura – sottolinea -, ma anche la natura ignora i confini amministrativi. Quello che sta succedendo è una lezione per tutti. Sprechiamo tante risorse per tamponare le emergenze. Invece, dobbiamo fare del dissesto idrogeologico e della manutenzione del territorio il più grande cantiere in Italia». Vendola si ferma mezz’ora con il colonnello Bottoni e i suoi collaboratori, al campo base. La presenza dei militari è garanzia di ordine nei cantieri e accresce la capacità di risposta anche nei mezzi impiegati. Poi, una corsa al municipio di Montaguto, un delizioso piccolo centro, a 850 metri, con i problemi dell’isolamento. Insieme al sindaco Giuseppe Andreano ci sono anche i primi cittadini di Savignano, Oreste Ciasullo e di Greci. «Presidente, ci dia una mano a uscire dall’abbandono». Vendola invoca la collaborazione degli enti locali, sui due versanti, e pensa a un incontro con Caldoro per parlare di frane ma anche di politica e di problemi del Mezzogiorno.

TONIO TONDO


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