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«I MIEI ROMANZI? UTILI AI GENITORI QUANDO HANNNO DEGLI INTERROGATIVI SUI FIGLI»

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Intevista a Federico Moccia – A Vieste per "Spiagge d’Autore"

Essere sul Gargano, a Vieste, che titolo le suggerisce per un suo prossimo libro? 
«Beh, non è facile… Scherzando… «Tre metri sopra il mare»… vista l’altezza bellissima che ho potuto notare di queste bellissime scogliere. Sicuramente ogni posto a modo suo è ragione di ispirazione. E torna nel tempo per poter raccontare una storia. Quindi… magari anche questo lo sarà».
 

Ritiene che i suoi romanzi siano il classico libro da poter leggere l’estate sotto l’ombrellone?
«Mah, secondo me i miei libri, che hanno in qualche modo suggerito per i giovani, in realtà appartengono a tutte le età. L’elemento fondamentale è il sogno, la voglia di realizzare un sogno ma anche il momento inevitabile purtroppo della delusione che può esserci. Sono dei libri, soprattutto l’ultimo, «Scusa ma ti chiamo amore» e «Scusa ma ti voglio sposare», in maniera diversa da «Tre metri sopra il cielo» e «Ho voglia di te», è legato alla commedia. Quindi sono dei momenti dolce-amaro di una storia di più copie di quarant’anni… alcuni si lasciano, alcuni riprendono, alcuni finalmente dopo tanto tempo s’innamorano e decidono, come in «Scusa ma ti voglio sposare», di sposarsi».
La fascia di lettori per i suoi libri è sicuramente quella adolescenziale, seppur con un allargamento ad età maggiori. Ritiene che possano costituire una sorta di manuale per i genitori per comprendere i propri figli?
«Sì, anche se mi auguro che poi un genitore a modo suo abbia i valori, le radici da trasmettere, senza bisogno naturalmente dei miei libri. Conosco tanta gente che è ben tranquilla e serena per poter dare delle indicazioni. Siccome però raccontano molto dei giovani d’oggi, sarebbe utile se non altro quando si hanno degli interrogativi, quando ci sono delle cose che magari sfuggono, riuscire… anche leggendo questi libri… a poter instaurare un dialogo, a provare a domandare «come mai», «succede anche a te»… può essere un pretesto per aver quel dialogo che troppo spesso in famiglia magari non c’è».
Iniziative come «Spiagge d’Autore» possono davvero avere l’effetto di avvicinare alla lettura?
«Secondo me «Spiagge d’Autore» è una bellissima idea… anche il titolo mi piace molto, soprattutto perchè permette di conciliare quello che è l’immaginario del lettore, che da sempre pensa come possa essere uno scrittore, a poterlo conoscere in un luogo più tranquillo e rilassante proprio come il mare. Oltre tutto ti dà la possibilità di conoscerlo meglio, di parlarci direttamente e di farti una tua valutazione, diversa da quella che un semplice libro magari sull’individuo stesso non può dare».
La vita da stabilimento balneare, classica dell’estate, le fa pensare ad una qualche trama per un suo romanzo? 
«Ci sono, secondo me, tantissime trame, perchè questo è l’incrociare di tante famiglie, quindi perché no, anzi… la stessa idea della spiaggia è di per sé un libro. Io ho scritto il libro «La passeggiata» che raccontava di un camminare lungo la spiaggia tra me e mio padre, ed è un ricordo particolarissimo di quella che è stata la nostra vita insieme ora che non c’è più».


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