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Niente più misteri sui 78 milioni del Parco

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Carmela Strizzi è categorica: “Abbiamo gestito risorse per 14,8 milioni di euro e ne abbiamo spesi 11,8".  Giandiego Gatta: "Quei 78 milioni fanno riferimento alla somma complessiva destinata ai Pis e non alla somma gestita dall’Ente”. “78 milioni di euro è la risorsa complessiva destinata ai Pis, non la somma gestita direttamente dall’Ente Parco del Gargano”. A parlare è il consigliere regionale Giandiego Gatta, dopo la polemica rilanciata in questi giorni sulla destinazione delle risorse del Pis “Territorio, Cultura e Ambiente del Gargano”, partito proprio nel periodo in cui era lui il presidente dell’Ente.
“È una polemica vecchia e strumentale – afferma Gatta -, visto che abbiamo gestito all’incirca 11 milioni di euro destinandoli ad interventi per musei, ristrutturazioni, centri visita e multimedialità”. Ricorda l’unico progetto che non è andato in porto per l’avversione della Curia, quello sull’abbazia di San Leonardo. Della faccenda, che di è chiusa nell’estate del 2009, non può esser certo tirato il ballo Stefano Pecorella, visto che la carica l’ha assunta di recente. Chi, invece, può dire esattamente come stanno le cose, è la direttrice Carmela Strizzi, che immediatamente di sfoga: “Ancora con questa polemica che non esiste!”, ci dice perplessa rispetto al rumorio persistente di voci su quelle risorse. “Abbiamo gestito risorse pari a 14,8 milioni di euro – ci spiega – e di queste, per il massimo ribasso delle gare, ne abbiamo spesi 11,8. Gli interventi che abbiamo realizzato
sono innumerevoli, e basta guardare le foto del prima e del dopo per comprendere di quale entità siano stati”. E continua: “Sicuramente i maggiori sono stati quelli presso il castello di Monte Sant’Angelo, i musei di Grotta Paglicci e di San Marco in Lamis e la ristrutturazione di molti immobili lungo il percorso di mobilità lenta nell’ottica delle vecchie stazioni di posta. Ad esempio,
solo per l’allestimento multimediale di 21 siti, abbiamo speso circa 4,8 milioni di euro; per la mobilità lenta 1,7, il resto è andato agli interventi strutturali”. Per il percorso della mobilità lenta, cita i “nodi” di contrada Tomaiuolo, San Salvatore, Ruggiano, Pastini, Calenella e Macchia. E ancora il museo paleontologico recuperato in un ex rudere, oltre al “recupero del graffiti” a ai centri visita di Vieste, Monte, Torre Mileto e Lago Salso. “Sono stati prodotti anche 16 documentari, le schede di approfondimento e tutto il sistema multimediale che veicola i contenuti – conclude Strizzi -, attraverso il sistema della ‘multivisione’ che rende sicuramente più fruibili i reperti”.
 
Michele Iula (quotidiano l’Attacco, 22 Ottobre 2010)


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