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Bandito Giuliano, San Pio sapeva la verità. Disse a Boschi: non è morto, è in America

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Rivelazioni dell’avvocato su Tele Padre Pio ‘Gli hanno fatto l’autopsia? Zitto, non capisci niente…’

 

Padre Pio sapeva almeno fin dal 1964 che Salvatore Giuliano non era stato ucciso da suo cugino Gaspare Pisciotta nella notte tra il 4 e il 5 luglio del 1950, sparandogli nel sonno due colpi di pistola alla schiena in una casa di Castelvetrano, in provincia di Trapani.
Lo ha raccontato a Tele Radio Padre Pio il 21 maggio 2007 l’avvocato Ettore Boschi, uno dei maggiori esperti italiani di diritto di famiglia, in un’intervista trasmessa alcuni giorni dopo. L’intervista è stata ritrasmessa questa mattina nella rubrica «Oltre il fatto», che sarà replicata alle 15.40 e alle 00.05. Rispondendo alle domande del direttore dell’emittente, Stefano Campanella, l’avvocato Boschi ha raccontato il suo primo incontro con Padre Pio e il successivo colloquio personale avuto con lui nella veranda: «Ci siamo messi a chiacchierare. Poi ci siamo messi anche a discutere. A un certo punto parlavamo del bandito Giuliano. Lui sosteneva che fosse vivo e che fosse in America. Io insistetti, da giovane e da avvocato: “Ma gli hanno fatto l’autopsia… i familiari lo hanno riconosciuto… ma Padre, che sta dicendo?”. Fino a quando lui mi ha detto: “Zitto, tu non capisci niente!”».
Per singolare coincidenza l’avvocato Boschi è stato colui che, per primo, nel 1980, riuscì ad ottenere il riconoscimento dell’analisi del Dna come prova processuale del legame di parentela, come attestano i manuali di diritto. Ora proprio questa indagine clinica rivelerà se il cadavere esumato ieri in Sicilia è quello di Salvatore Giuliano o di un suo sosia. L’avvocato Ettore Boschi è, inoltre, il figlio della marchesa Giovanna Rizzani, legata a Padre Pio da esperienze non comuni. Era la «bambina che nasceva» mentre «il padre moriva» in «una casa signorile di Udine» durante la prima bilocazione del Cappuccino di Pietrelcina, avvenuta la sera del 18 gennaio 1905. In quella circostanza la Madonna disse al Frate: «Affido a te questa creatura; è una pietra preziosa allo stato grezzo, lavorala, levigala, rendila più lucente possibile, perché un giorno voglio adornarmene». Padre Pio la incontrò nuovamente, ma ancora in bilocazione, nell’estate del 1922 in un confessionale della Basilica di San Pietro, a Roma. L’anno seguente, accogliendo l’invito di una zia, la ragazza si recò a San Giovanni Rotondo e apprese dal Santo la straordinarietà dei suoi incontri precedenti.
Da quel momento Giovanna Rizzani si mise sotto la sua direzione spirituale ed ebbe il privilegio di assistere alla morte di Padre Pio, come se si fosse trovata realmente nella sua cella, dalla camera della pensione che si trova di fronte al convento, dove alloggiava nella notte fra il 22 e il 23 settembre 1968. L’avvocato Boschi, che non aveva mai incontrato il Cappuccino stigmatizzato, ma che era stato cresciuto in famiglia a «pane e Padre Pio», salì per la prima volta a San Giovanni Rotondo per curiosità nel 1964 di ritorno da Manfredonia, dove si era recato per ragioni di lavoro. Giunto nel corridoio accanto alla vecchia chiesina, si ritrovò dietro alcuni pellegrini «giganti che venivano da Carpi». «Padre Pio passa – ha raccontato Boschi nell’intervista – io non lo vedo, lui non mi vede. E a un certo punto torna indietro. La gente davanti a me si apre e vedo questo fraticello con la mano guantata che mi indica e fa: “Tu sei il figlio di Giovanna! Vieni”». E lo condusse nella veranda, dove i due si intrattennero per diverso tempo e dove si parlò anche di Salvatore Giuliano.

Michelangelo Borrillo


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