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A Troia mega impianto fotovoltaico su 323 ettari

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Regione (contraria) dà ok.

 

Una grande centrale fotovoltaica, «la più grande del mondo» dicono in paese. Quel che è certo è che a Troia sta per nascere un mostro a quattro teste sul quale la Regione, pur vedendoci poco di chiaro in questa faccenda, ha deciso comunque di approvare. Le quattro teste sono, per l’appunto, le quattro macroaree di terreni agricoli che circumnavigano il paesino dei d’Avalos intorno alla campagna dauna. Un’area complessiva di 324 ettari che non produrrà più grano duro, ortaggi e pomodoro bensì 123 megawatt di energia pulita. Giusto per rendere l’idea dell’ampiezza del sito individuato, le quattro macroaree saranno collegate tra loro da un elettrodotto lungo una trentina di chilometri.

Un movimento evidentemente contrario, che fa riferimento al consigliere comunale di opposizione Carlo Rubino, titola attraverso il combattivo foglio locale «Preappennino oggi» così: “L’agricoltura a Troia è morta”. Il consigliere ha scritto nei giorni scorsi a Vendola una lettera tragicomica: «A quando anche una centrale a biomasse?». Questo perchè – dice Rubino – a Troia ormai non manca più niente: ci sono già 100 aerogeneratori per la produzione di energia eolica e 6 campi fotovoltaici a terra da un megawatt per i quali, com’è noto, non è richiesta alcuna autorizzazione. Il tutto in una superficie comunale di circa 17mila ettari, di cui 9500 occupati dal paese stesso. «Se vi sembran pochi…».

Ma il sindaco Edoardo Beccia è convinto della scelta fatta e spiega subito il perchè: «Se vivessimo in un paese del Nord, la superficie che noi oggi copriamo con i pannelli fotovoltaici sarebbe già occupata da capannoni industriali. Noi non inquiniamo nulla, assicuriamo un futuro pulito ai nostri figli e poi, se vogliamo dirla tutta, i pannelli come le pale eoliche fra vent’anni potranno essere smantellati. I capannoni sono sempre lì». Si dirà pure che i capannoni industriali portano posti di lavoro e aumentano il profitto delle famiglie, mentre qui il profitto lo fanno solo alcuni. Ma è sull’agricoltura che rischia di andare a farsi benedire che il primo cittadino s’infervora: «Ci hanno sempre detto che la nostra agricoltura è povera, perchè abbiamo poca acqua e siamo condannati a produrre solo grano: beh, questa può essere una risposta».

Tuttavia l’investimento, per quanto controverso, sarebbe passato sotto silenzio se non ci fosse stato un carteggio piuttosto inquietante fra gli assessorati allo Sviluppo economico e all’Ambiente della Regione. In sostanza il parco fotovoltaico ottiene il parere favorevole con la «Via» (la valutazione d’impatto ambientale) dalla Provincia sul finire dell’anno scorso. Al dirigente dell’assessorato allo Sviluppo economico, Davide Pellegrino, però qualcosa non quadra e chiede per lettera all’assessorato all’Ecologia e Ambiente della Regione di verificare quel parere forse concesso un po’ troppo frettolosamente.

Lo si deduce dal fatto che l’ingegner Rino Russo, dirigente dell’ufficio Via regionale, oppone una serie di dubbi sull’ampiezza della centrale. L’ingegnere parla di «affogamento» dell’area di Troia proprio a causa della presenza già di diverse altre fonti di energia rinnovabile. «La mia valutazione che ho poi girato allo Sviluppo economico – dice Russo – si basava su informazioni, dal momento che non ho potuto visionare il progetto. Ci sono una serie di aspetti che ritengo non siano stati affrontati: nella nota ho invitato la Provincia, che è l’autorità competente per la combatibilità ambientale, a rivedere il progetto. Ma non c’è stata alcuna risposta».

Massimo Levantaci


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