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Estorsioni: otto arresti a Vieste nell’operazione “Medioevo” (6)

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Agli arresti “menti criminali” di Medioevo. Dissanguavano gli imprenditori turistici viestani. Boom di estorsioni. 8 in manette, il capo clan era Notarangelo.

 

Lo Stato ha alzato la testa. Dopo i tantissimi episodi di estorsione e ricettazione avvenuti negli ultimi 8 mesi sul territorio garganico la direzione distrettuale antimafia ha messo finalmente le mani sulle menti criminali che gestivano quello che lo stesso procuratore della Dda di Bari Antonio Laudati, ha definito “Medioevo”. Da qui ha preso il nome l’operazione che ha condotto in carcere 8 persone, tra cui il noto boss viestano, Angelo Notarangelo. Ricattavano, taglieggiavano, tassavano, estorcevano, dissanguavano gli imprenditori turistici viestani. Dal 2008, secondo quanto ricostruito dal procuratore della Dda Antonio Laudati durante la conferenza stampa di ieri mattina a Bari, il gruppo si era contraddistinto per una escalation di atti criminosi che avrebbero prodotto circa un centinaio di attentati dinamitardi e incendiari, oltre che molti feriti. “A Vieste e nell’area del Gargano è finito il Medioevo” . Sono le parole utilizzate da Antonio Laudati, procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, competente anche per Foggia, nell’illustrare i risultati dell’importante operazione di polizia giudiziaria condotta ieri mattina all’alba dai carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Foggia e della compagnia di Vico del Gargano, che ha portato all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettante persone e alla notifica di un obbligo di dimora. Tra le persone arrestate anche Angelo Notarangelo, il 34enne pregiudicato di Vieste, che il procuratore della Repubblica del Tribunale di Lucera Domenico Seccia, applicato alla Dda, aveva definito la “Primula rossa” della criminalità garganica. Le accuse sono di detenzione e produzione di sostanze stupefacenti (i carabinieri hanno sequestrato diverse partite di cocaina e marijuana per un valore di circa i milione di euro) ricettazione ed estorsione, con l’aggravante delle modalità mafiose. L’organizzazione malavitosa utilizzava atti incendiari e intimidatori per terrorizzare gli operatori turistici della zona ed estorcere danaro a imprenditori e commercianti del Gargano e soprattutto Vieste. Una banda di criminali che imponeva la propria legge. La legge della mafia. A capo della banda c’era Angelo Notarangelo, noto alle forze dell’ordine e considerato un “boss” vicino al clan dei Li Bergolis di Monte Sant’Angelo, anche se poi era stato assolto più volte dalle accuse gravissime nei tanti processi a suo carico. Lo stesso Notarangelo era stato anche latitante per diversi mesi, finché non fu prima arrestato e poi scagionato. Oltre a Notarangelo sono stati arrestati Domenico Colangelo di 33 anni, Giuseppe Germinelli, 44, ritenuto una sorta di portaborse del presunto capoclan Angelo Notarangelo, e poi Giambattista Notarangelo di 39 anni, cugino di Angelo e Marco Raduano, 27 anni; pluripregiudicato già detenuto per spaccio di stupefacenti, tentato omicidio e rapina, Giampiero Vescera, 21 e Michele De Simio, 20 anni, unico incensurato. L’obbligo di dimora è stato notificato invece a Liberantonio Azzarone, 21 anni, che però era già agli arresti domiciliari. Nell’inchiesta ci sono anche 11 indagati. Le indagini hanno accertato una quindicina di episodi di estorsione, tentata e consumata, oltreché continuata, ai danni in particolare di imprenditori dei settore turistico. Ma negli ultimi anni sarebbero un centinaio gli episodi di attentati dinamitardi e intimidatori ai danni di attività imprenditoriali. Importante è stata la collaborazione delle vittime dei taglieggiamenti: 14 le denunce e le testimonianze dirette dei titolari e gestori delle strutture turistiche e alberghiere che subivano richieste estorsive dai 5mila ai 20mila euro. L’operazione è stata chiamata ‘Medioevo’ proprio per indicare che nella cittadina garganica, meta di turismo anche internazionale, è finito, secondo gli inquirenti, un periodo di ostilità provocato proprio dal clan Notarangelo che per anni ha taglieggiato con violenza inaudita gli imprenditori. Una violenza a cui nel dicembre del 2009 si sono ribellate alcune vittime dell’estorsione stanche di subire continue vessazioni, minacce e atti intimidatori da parte degli affiliati ai clan. “La criminalità garganica – ha sottolineato Laudati – costituisce un’emergenza non solo locale ma anche nazionale ed è tra le più temute in Italia, non solo sotto il profilo investigativo e istituzionale ma finalmente anche sotto quello mediatico; I numeri sono da capogiro: in due anni a Peschici e a Vieste ci sono stati 100 attentati dinamitardi ai danni di imprenditori turistici, mentre negli ultimi anni ci sono stati 73 omicidi, in provincia, non risolti”. In paese ora c’è più fiducia. “Era da un pò che ce lo aspettavamo — ha risposto a l’Attacco, Antonio Troia, il giornalista di OndaRadio— ora speriamo che i capi d’accusa reggano. Tra un paio di settimane capiremo la vera entità di questa operazione quindi c’è attesa, ma anche soddisfazione e fiducia perché una rea- “E’ un segnale forte, con questa operazione  — ha chiuso il procuratore Laudati -. Per il I successo dell’operazione è stato fondamentale l’apporto – è stato sottolineato – delle denunce di una trentina di imprenditori d Vieste vittime delle estorsioni che hanno costituito, nel dicembre 2009, un’ associazione antiracket. Il clan Notarangelo ha rovinato piccoli imprenditori e commercianti”. L’associazione antiracket a Vieste sta funzionando.

Luca Preziusi
L’Attacco


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