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Processo Medioevo/ Il gup:«Danno sulla libertà d’impresa»

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I sette imputati sono accusati di estorsione e ricettazione. Si è costituita anche l’Associazione Antiracket di Vieste.

 

Un danno diretto, ancor più grave per il Comune di Vieste, «atteso che tutte le attività estorsive determinano una diretta incidenza sulla libertà di impresa, sulla libera concorrenza, sullo sviluppo della comunità». E’ quanto ha sottolineato il gup del tribunale di Bari davanti al quale alcuni giorni fa si è svolto il processo Medioevo, nei confronti dei sette indagati appartenenti ad un gruppo delinquenziale operante a Vieste. Gli imputati accusati, a vario titolo, di estorsione, detenzione e produzione di sostanze stupefacenti, ricettazione, con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli indagati erano stati arrestati lo scorso 13 aprile dai Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano. Nel corso dell’udienza si sono costituiti parti civili, oltre alle vittime, il Comune di Vieste, l’Associazione Antiracket di Vieste, nonché la Federazione Italiana delle Associazioni Antiracket ed il Ministero degli Interni. «Costituirsi parte civile nel processo – ha detto il sindaco di Vieste Ersilia Nobile – è il minimo che potessimo fare. Riteniamo che sia questo il comportamento che l’amministrazione deve assumere. Speriamo che il senso civico lo riacquistino tutti i cittadini di Vieste e non solo le istituzioni».


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