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Sanità/ Per Tedesco una nuova richiesta di arresto

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Suo genero, il suo «braccio destro», uno degli imprenditori: questa la sua presunta rete di interessi. Al centro, l’ex assessore regionale alla Salute, il senatore Alberto Tedesco (ex Pd, ora del Gruppo Misto). I primi tre sono finiti ieri pomeriggio agli arresti domiciliari. E nei confronti del senatore è partita per Palazzo Madama la procedura per inoltrare una seconda richiesta di arresto (la prima fu bocciata a luglio). Con l’accusa, stavolta, di associazione a delinquere.

 

È l’inchiesta sulla presunta «cricca»: la tesi è che per anni il gruppo sarebbe stato in grado di pilotare nomine di dirigenti della Asl pugliesi e primari, controllando forniture e gare d’appalto a favore di imprenditori amici, a loro volta in grado di garantire a Tedesco un consistente pacchetto di voti. Il provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame nei confronti di Elio Rubino, Mario Malcangi e Diego Rana è stato eseguito ieri pomeriggio dai Carabinieri. Ed è la conseguenza della sentenza con cui la Cassazione ha respinto il ricorso degli indagati, che contestavano proprio l’accusa di associazione a delinquere. L’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, negata dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis il 23 febbraio, era stata invece riconosciuta dal Tribunale del Riesame (presidente Francesca La Malfa) che aveva accolto l’appello dei Pm Desirèe Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia. E così si è finiti davanti alla Suprema corte.

Al senatore Tedesco la Procura contesta il ruolo svolto dal 2005 al 2009, quando era assessore pugliese alla Sanità nella prima giunta Vendola, ipotizzando un sistema di affari basato sullo scambio tra nomine nella sanità e che aveva come obiettivo il sostegno elettorale. A seguito della conferma dell’accusa, sia pure solo da un punto di vista cautelare e non certo di merito, il Senato dovrà nuovamente votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere all’esecuzione della misura degli arresti domiciliari, anche se prima è necessario che la Cassazione pubblichi le motivazioni. Il 20 luglio il Senato aveva già detto «no» all’arresto di Tedesco per le accuse di concussione, abuso di ufficio, turbativa di asta e concorso in falso.

Ora Palazzo Madama dovrà esprimersi sull’associazione per delinquere. Lo stesso reato per il quale Rubino, Malcangi e Rana sono finiti ieri ai domiciliari. E per il quale potrebbero essere presto eseguiti provvedimenti cautelari anche nei confronti di altre 16 persone: tra loro anche gli imprenditori altamurani Carlo Dante e Michele Columella. Secondo il Riesame Malcangi da un lato era il «collettore di tutte le esigenze e le richieste i quegli imprenditori appartenenti alla “rete” come Columella, Petronella, Rana, Balestrazzi, Garofoli, Rubino interessati a lavorare nel campo della sanità sfruttando la comune appartenenza al sodalizio criminoso», dall’altro era «trasmettitore degli ordini e disposizioni del capo ai pubblici funzionari addetti alle singole pratiche». Rubino, il genero del senatore, avrebbe svolto un ruolo da «intermediatore» tra l’ex assessore regionale alla Salute ed alcuni imprenditori. L’indagato, secondo la Procura amministratore di una delle aziende di famiglia, si sarebbe speso non solo per ottenere appalti per sé, ma anche per favorire gli imprenditori Max Paganini (della Cbh, la Società proprietaria della clinica Mater Dei) e Michele Columella (della Viri di Altamura). Rubino – sempre secondo la Procura – avrebbe insomma fatto da tramite con Tedesco per far ottenere favori a terzi. Per il Riesame (e la Cassazione) ci sono, dunque, i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. Altra cosa, naturalmente, sarà provare nel merito le pesanti accuse.

GIOVANNI LONGO


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